UN PARTICOLARE CASO DI FURTO IN ABITAZIONE

La concessione in uso di un appartamento, anche se per un periodo limitato di tempo, non esime il proprietario, il possessore o il detentore dall’obbligo di astenersi da ogni attività che costituisca ingerenza nella sfera di godimento dell’usuario, resa esclusiva per quest’ultimo. Stesso principio vale anche nel caso in cui il concedente abbia conservato, come d’uso, una copia delle chiavi dell’immobile, posto che la possibilità materiale non equivale alla sua liceità giuridica

Corte di Cassazione, quinta sezione penale, sentenza n. 8540 del 2019

Commette il reato di furto in abitazione chi concede in uso ad altra persona, per alcuni giorni, un appartamento di cui aveva la disponibilità e si introduce per prelevarne le valige?

L’art. 624 bis del codice penale disciplina il furto in abitazione e il furto con strappo disponendo che:

“Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da 927 euro a 1.500 euro.

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, strappandola di mano o di dosso alla persona.

La pena è della reclusione da 4 a 10 anni e della multa da 927 euro a 2000 euro se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell’articolo 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate all’articolo 61.

Le circostanze attenuanti diverse da quelle previste dagli art. 98 e 625-bis, concorrenti con una o più delle circostanze aggravanti di cui all’art. 625, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni si operano sulla quantità della stessa risultante dall’aumento conseguente alle predette circostanze aggravanti”.

Nel caso di specie, sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano condannato l’imputato per furto in abitazione, in quanto si era introdotto nell’appartamento da lui concesso in uso, per tre giorni, ad una donna al fine di impossessarsi della sua valigia.

Il ricorrente nell’adire la Corte di Cassazione lamenta la scorretta applicazione dell’art. 624 bis c.p., dal momento che egli aveva conservato le chiavi e la detenzione dell’immobile; quindi la donna non ne aveva la disponibilità in via esclusiva.

Inoltre lamenta il fatto che gli siano state denegate immotivatamente le attenuanti ex art. 62 c.p., n. 2 e quelle generiche, non essendo stato considerato che la donna aveva abusato della sua ospitalità portando con sé anche il fidanzato.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato infondato il ricorso rilevando che il concetto di privata dimora, rilevante ai sensi dell’art. 624 bis c.p. è

“ogni luogo in cui vengono svolti, in maniera non occasionale, atti della vita privata e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare”.

“La concessiona in uso di un appartamento, anche se per un periodo limitato di tempo, non esime il proprietario, il possessore o il detentore dall’obbligo di astenersi da ogni attività che costituisca ingerenza nella sfera di godimento dell’usuario, resa esclusiva per quest’ultimo. Tanto anche laddove il concedente abbia conservato, come d’uso, una copia delle chiavi dell’immobile, posto che la possibilità materiale non equivale alla sua liceità giuridica”.

Per quanto concerne il secondo motivo di ricorso, anch’esso deve essere ritenuto inammissibile in quanto l’abuso della disponibilità dell’appartamento, imputato alla donna, è solamente assertivo. Inoltre la concessione o meno delle attenuanti generiche rientra nell’ambito di un giudizio di fatto rimesso alla discrezionalità del giudice.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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