RESPONSABILITÀ MEDICA NEL CASO IN CUI IL PAZIENTE MUOIA A CAUSA DELLA DIETA PRESCRITTA

Medico responsabile per la morte della paziente in seguito ad una dieta da lui prescritta

Corte di Cassazione, quarta sezione penale, sentenza n. 8086 del 2019

Sia in primo che in secondo grado l’imputato era stato condannato per il reato ex art. 589 c.p., per aver cagionato la morte di una sua paziente.

L’articolo 589 del codice penale, disciplina l’omicidio colposo e dispone che:

“Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni.

Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.

[Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da:

1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni;

2) soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope.]

Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici”.

Nello specifico l’imputato, nella qualità di medico endocrinologo e diabetologo che assisteva la vittima nel corso della dieta dimagrante a cui era sottoposta, le aveva somministrato alcuni farmaci, in violazione delle disposizioni normative, cagionandone la morte.

I farmaci prescritti, erano stati assunti dalla vittima alcune ore prima del decesso, determinando una fatale aritmia sul miocardio ed uno squilibrio idroelettrico.

Nel ricorrere in Cassazione l’imputato mette in dubbio il nesso eziologico tra le sue prescrizioni e il decesso della paziente, sottolineando che come si evince dalla perizia, le persone obese hanno un aspettativa di vita ridotta, in quanto soggette a problemi cardiovascolari, tumori e ischemie; pertanto la morte della sua paziente non poteva essere ricondotta senza ogni ragionevole dubbio alla sua condotta.

Inoltre viene messa in discussione la pericolosità del farmaco prescritto, non essendovi all’epoca dei fatti una segnalazione che lo facesse ritenere pericoloso per la salute, dato che il giudizio di pericolosità era stato evito per analogia con altre sostanze dello stesso tipo.

Gli Ermellini, intervenuti per dirimere la questione hanno ritenuto infondato il ricorso, confermando che in sede di accertamento della causa del decesso della donna era del tutto irrilevante la circostanza enfatizzata dalla difesa dell’imputato, circa l’assenza nella letteratura scientifica di una casistica significativa di decessi attribuiti all’assunzione del farmaco prescritto, atteso che la mancanza di detta casistica non sta a significare ex se che il farmaco in questione non sia una sostanza potenzialmente letale ovvero che, nel caso di specie non abbia determinato il decesso della donna.

La consulenza peritale, richiamata in sentenza, aveva chiarito che:

“gli effetti nocivi della fendimetrazina sulla circolazione sanguigna e sull’attività cardiaca sono quelli tipici dei farmaci simpaticomimetici, in ragione del loro effetto di aumentare il tono adrenergico con conseguente incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa; gli aggregati piastrinici riscontrati in sede autoptica costituivano conferma che la morte costituiva la fatale evoluzione di processi innescatisi subito prima del decesso e connessi all’assunzione della fendimetrazina, atteso che i farmaci simpaticomimetici hanno anche la caratteristica di essere proaggreganti; anche gli altri medicinali prescritti dall’imputato potevano aver avuto un ruolo nel determinismo della morte, amplificando gli effetti nocivi della fendimetrazina; l’ipertrofia del ventricolo sinistro, certamente preesistente all’assunzione della fendimetrazina, non giustificava da sola il decesso poichè non si trattava di ipertrofia di tale gravità da cagionarlo”.

La Corte d’Appello aveva reputato provato, sulla scorta di quanto appena detto che la morte della donna fosse stata provocata dall’assunzione prolungata dalle fendimetrazina, in associazione ad altre sostanze farmacologicamente attive in una paziente che presentava già fattori di rischio.

Dato che il nesso eziologico risulta provato ogni qual volta possa affermarsi che, se il soggetto si fosse astenuto da una certa azione quell’evento non si sarebbe verificato, ovvero se il soggetto, avendone l’obbligo, avesse agito secondo il comanda l’evento sarebbe stato impedito, il giudice di secondo grado aveva rilevato come correttamente il Tribunale, basandosi su regole di esperienza acquisite in giudizio e fondate su dati scientifici, sia pervenuto alla condivisibile convinzione che se l’imputato avesse agito con la dovuta diligenza, se cioè non avesse somministrato il farmaco sotto accusa o comunque avesse rispettato la durata massima di tre mesi prevista e, se avesse prescritto accertamenti clinici, l’evento morte della paziente non si sarebbe verificato.

Gli Ermellini hanno rilevato come non vi fosse alcun dubbio in ordine alla condotta colposa dell’imputato, per aver prescritto la fendimetrazina, nonostante il divieto posto dal D.M. 24 gennaio 2000, e per aver violato le disposizioni contenute nel D.M. 18 settembre 1997 in punto di durata del trattamento farmacologico.


VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Quindi, la morte della paziente è stata la conseguenza della condotta dell’imputato, essendo l’evento non solo evitabile ma altresì prevedibile in ragione della pericolosità del farmaco prescritto e della presenza nella paziente di fattori di rischio che aumentavano la possibilità di insorgenza di complicanze.

Dott.ssa Benedetta Cacace


VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

Potrebbe interessarti

Questo sito utilizza cookie anche di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi