IL TAR CONFERMA L’ESCLUSIONE DALL’ASILO PER I BIMBI NON VACCINATI

Bimba non vaccinata, il TAR conferma l’esclusione dalla scuola materna: a fronte dei due interessi contrapposti, quali il diritto alla frequenza della scuola dell’infanzia ed il diritto alla salute pubblica, perseguito attraverso il raggiungimento della c.d. “immunità di gregge” deve essere privilegiato quest’ultimo, anche a tutela di quei minori che, per particolari situazioni patologiche, non hanno la possibilità di vaccinarsi

T.A.R. Abruzzo sez. I, ordinanza n. 41 del 20-23 febbraio 2019

Nel caso di specie ad una bambina di appena due anni era stata negata la possibilità di frequentare la scuola materna, in quanto sprovvista della copertura vaccinale obbligatoria, in seguito ad un provvedimento di esclusione emesso dal dirigente scolastico.

Intervenuto il T.A.R. Abruzzo sulla questione premette che

“l’articolo 1 del D.L. 07/06/2017 n. 73, convertito nella L. 31 luglio 2017 n. 119 ha reso obbligatorie alcune vaccinazioni per i minori di età compresa tra zero e sedici anni al dichiarato fine di assicurare la tutela della salute pubblica e il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, oltre che al fine del rispetto degli obblighi assunti a livello europeo ed internazionale”;

inoltre

“ai sensi dell’art. 3, comma 3, del D.L. 07/06/2017 n. 73, convertito nella legge 32 luglio 2017, n. 119, la presentazione della documentazione prevista dal comma 1, costituisce requisito di accesso dei minori ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, ivi, incluse quelle private non paritarie”.

La presentazione all’istituto scolastico della richiesta formale alla competente Asl della richiesta delle vaccinazioni obbligatorie, quale documento alternativo al certificato vaccinale è prevista dall’articolo 3 del Decreto Legislativo n. 73 del 2017, come documentazione idonea ai soli fini dell’”atto di iscrizione”, che in base a quanto disposto dal secondo comma della norma sopra citata, rientra tra la documentazione che “deve essere completata entro il termine di scadenza per l’iscrizione”.

Pertanto, sulla base di quanto appena esposto si deve rilevare che la tesi esposta dai genitori della minore, in ordine alla mancata risposta della Asl alla propria formale richiesta di vaccinazione risulta essere smentita dalla documentazione prodotta in giudizio dall’Amministrazione, dalla quale emerge che l’Asl aveva convocato i ricorrenti a mezzo raccomandata al fine di fornire le informazioni utili alle vaccinazioni, sottolineando che in ogni caso i vaccini avrebbero potuto essere effettuati presso gli ambulatori, dato che non vi sono i presupposti di “fumus” per l’accoglimento dell’invocata misura cautelare, visto che le vaccinazioni obbligatorie rappresentano un requisito di accesso alla scuola dell’infanzia, e la mancata effettuazione, oltre alle sanzioni previste dall’art. 1, comma 4 del D.L. 73/2017, preclude la frequenza scolastica da parte del minore non vaccinato.

Il T.A.R. ha confermato l’esclusione della minore dalla frequentazione scolastica ritenuto che:

“il legislatore, a fronte dei due interessi contrapposti, quali il diritto alla frequenza della scuola dell’infanzia ed il diritto alla salute pubblica, perseguito attraverso il raggiungimento di un livello di sicurezza epidemiologica ovvero della c.d. “immunità di gregge” ha inteso privilegiare quest’ultimo, anche a tutela di quei minori che, per particolari situazioni patologiche, non hanno la possibilità di vaccinarsi; il diritto all’educazione del minore e il riferito pregiudizio economico prospettato dalla madre, derivante dalla ridotta capacità di svolgere la propria attività lavorativa a cagione delle necessità di accudimento della bambina esclusa dal servizio scolastico è recessivo a fronte del preminente interesse pubblico alla tutela della salute della collettività e della comunità scolastica e a fronte dell’interesse della stessa bambina non vaccinata, che esige tutela anche nei confronti dei genitori che non adempiono ai loro compiti di cura”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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