LE SANZIONI PREVISTE PER LE VIOLAZIONI DELLE NORME TRIBUTARIE NON SI TRASMETTONO AGLI EREDI

Le sanzioni pecuniarie amministrative previste per la violazione delle norme tributarie hanno carattere afflittivo, onde devono inquadrarsi nella categoria dell’illecito amministrativo di natura punitiva, con la conseguenza che ad esse di applica il principio generale sancito dall’art. 7 della l. n. 689 cit. secondo cui l’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione non si trasmette agli eredi

Corte di Cassazione, quinta sezione civile, sentenza n. 6500 del 2019

Nel caso di specie, gli eredi dell’originario attore avevano impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale relativa a due avvisi di accertamento ICI. Nello specifico, l’attore aveva ricevuto tali avvisi di accertamento e li aveva impugnati sostenendo che il proprio terreno non poteva considerarsi edificabile solamente perché inserito come tale nel PRG di Roma, in mancanza di approvazione del piano particolareggiato. Il ricorso era stato respinto sia in primo grado che in secondo.

Nelle more del giudizio d’appello il ricorrente era deceduto e la moglie ed i figli avevano proposto ricorso in Cassazione deducendo la nullità del procedimento d’appello per omesso avviso dell’udienza di trattazione con conseguente violazione del principio del contraddittorio. Roma Capitale si costituisce in giudizio con controricorso eccependo il difetto di prova della legittimazione ad agire in giudizio da parte dei ricorrenti.

Gli Ermellini in primis ricordando che per quanto riguarda l’eccezione del difetto di legittimazione, secondo costante orientamento giurisprudenziale:

“In tema di legittimazione attiva incombe alla parte che ricorre per cassazione, nella qualità di erede della persona che fece parte del giudizio di merito, l’onere di dimostrare, per mezzo delle produzioni documentali consentite dall’art. 372 c.p.c., il decesso della parte originaria e la propria qualità di erede; in difetto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per mancanza di prova della legittimazione ad impugnare, nessun rilievo assumendo la mancata contestazione di tale legittimazione ad opera della controparte, trattandosi di questione rilevabile d’ufficio”.

Inoltre, le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 12065 del 2014 hanno chiarito che colui che assume di essere erede di una delle parti originarie del giudizio, e interviene in un giudizio civile pendente, ovvero lo riassuma a seguito di interruzione, o proponga impugnazione deve fornire la prova, ex art. 2696 c.c., oltre che del decesso della parte originaria, anche della sua qualità di erede.

L’eccezione deve essere respinta avendo i ricorrenti prontamente depositato i documenti richiesti.

Con il primo motivo di ricorso gli eredi dell’originario attore deducono violazione di legge ex art. 31 e 61 del D.Lgs. n. 546/1992 per violazione del principio del contraddittorio, in quanto non è stata data notizia dell’udienza di trattazione.

Il motivo è fondato e merita accoglimento, in quanto non risulta avviso dell’udienza, e la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27837 del 2018 ha già avuto modo di chiarire che:

“nel processo tributario la comunicazione della data di udienza adempie alla funzione di garantire il contraddittorio e pertanto la trattazione dell’appello in pubblica udienza senza avviso alla parte costituisce una nullità che travolge anche la sentenza successiva, ma non comporta la restituzione al giudice di merito, se non sono necessari accertamenti di fatto e debba essere decisa una questione di mero diritto”.

Da ultimo si deve ricordare che per quanto concerne le sanzioni, la Corte di Cassazione ha già avuto modo di affermare che:

“le sanzioni pecuniarie amministrative previste per la violazione delle norme tributarie hanno carattere afflittivo, onde devono inquadrarsi nella categoria dell’illecito amministrativo di natura punitiva, disciplinato dalla L. n. 689 del 14 novembre 1981, essendo commisurate alla gravità della violazione ed alla personalità del trasgressore, con la conseguenza che ad esse di applica il principio generale sancito dall’art. 7 della l. n. 689 cit. secondo cui l’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione non si trasmette agli eredi”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

Potrebbe interessarti

Questo sito utilizza cookie anche di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi