SULL’OMOFOBIA

Il bullismo omofobico in Italia e nel mondo

Il bullismo è un fenomeno in continuo aumento negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani, e consiste in comportamenti verbali e/o fisici, reiterati nel tempo, verso soggetti considerati più deboli, incapaci di difendersi.

Sempre più frequente è il cd. “Bullismo omofobico”, che consiste in epiteti offensivi verso una persona considerata omossessuale o semplicemente effemminata o mascolina.

Un fenomeno da non sottovalutare in quanto l’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea ha evidenziato che questa è una delle cause più frequenti del suicidio tra adolescenti.

Sotto il profilo giuridico, i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) si sono affermati in modo significativo nel corso degli anni fino ad arrivare, dopo quasi un ventennio, all’attuale legge del 20 maggio 2016, n. 76 che disciplina le unioni di fatto dello stesso sesso e la convivenza. Il risultato di un lungo iter parlamentare che si è concluso solo dopo l’esclusione dell’articolo 5 che prevedeva la regolamentazione della “stepchild adoption”.

In materia penale, pur non essendoci un reato all’omofobia, recentemente la Cassazione ha confermato la rilevanza penale attribuita dal Tribunale di Torino per quei comportamenti omofobi originati da discriminazione sull’identità sessuale che ledono i diritti e la dignità delle persone omosessuali sulla base del loro orientamento sessuale (Cass. pen., Sez. Unite, sentenza n. 41461 del 19/07/2012), in conformità al quadro normativo nazionale e internazionale vigente.

Nonostante l’evoluzione normativa in materia, i casi di cronaca attuali sottolineano come il problema dell’omofobia sia ancora molto radicato nel nostro Paese. Basta ricordare il recente caso di Palermo, riguardante la figlia violentata dal padre e perseguita dalla famiglia a causa del suo orientamento sessuale.

Anche a livello internazionale il problema è ancora molto presente, addirittura, dallo scorso 3 Aprile, in Brunei, è entrata in vigore una legge che prevede la lapidazione per tutti i musulmani che intrattengono una relazione omosessuale suscitando, così, la contrarietà di Amnesty International, la quale afferma:

«Rapporti consensuali tra individui dello stesso sesso non dovrebbero neanche essere considerati reato».

Infine, da ricordare, il reato di omosessualità, ancora vigente in Tunisia, previsto dal 230 del codice penale ma oggetto di discussione in  Parlamento, entro Agosto, per la sua abrogazione.

Dott.ssa Valentina Sarto


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