SULLA TUTELA DELL’ORDINE PUBBLICO QUANDO COINVOLTI SONO I BAR

DEL BACCANO DEI CLIENTI RISPONDE ANCHE IL PROPRIETARIO DEL LOCALE

Ai sensi dell’art. 659 c.p., rubricato“Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”:

Cassazione penale sez. III 17.05.2022 (ud. 17.05.2022 dep. 08.09.2022) n.33096Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309. Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.”

La su citata norma mira a tutelare l’ordine pubblico, preservando in particolare tranquillità della collettività, dagli schiamazzi e dai rumori molesti di qualsiasi genere.

Quello in esame è un tipo di reato di pericolo presunto, dunque, perché si configuri, non è necessario provare che vi sia stato effettivo disturbo a più persone, ma è sufficiente l’idoneità del comportamento a importunare un numero indeterminato di consociati.

Tale idoneità deve essere valutata sulla base della sensibilità media del gruppo sociale potenzialmente disturbato dal comportamento criminoso descritto nell’art. 659 c.p., anche tenendo conto della morfologia edilizia o geologica circostante suscettibile di aumentare o diminuire l’impatto dei rumori molesti.

Sul punto risulta interessante sentenza n. 33096 del 17 maggio 2022 (dep. 8 settembre 2022) con cui la III sezione della Cassazione penale, giudicava colpevole del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, anche il gestore del pubblico esercizio, per non aver impedito gli insistenti schiamazzi provocati dai clienti in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne.

Accadeva in particolare che il Tribunale di primo grado avesse condannato un esercizio pubblico alla pena di € 250,00 di ammenda, ritenendolo responsabile del reato di cui agli art. 81 e 659 del c.p. perché

nella qualità dell’esercizio pubblico denominato “(OMISSIS)” (…) esercente l’attività di somministrazione di alimenti e bevande in ore notturne, in più occasioni, anche oltre l’orario di chiusura del locale, disturbava il riposo di R.F.S., abitante in un appartamento vicino al predetto esercizio”.

Il locale, in persona del l.r.p.t., ricorreva quindi in Cassazione lamentando, per quel che interessa in tal sede, la violazione dell’art. 659 c.p. in quanto

il rumore deve essere idoneo a cagionare disturbo a un numero indeterminato di persone e non ad una sola persona (come nel caso in giudizio)

sul presupposto che solo la parte civile aveva lamentato i rumori, invece esclusi dal altri abitanti nei luoghi adiacenti al locale nonchè la violazione degli artt. 40 e 659 c.p., in quanto non è compito del titolare di un’attività commerciale vigilare sugli spazi esterni del locale, essendo questa competenza dell’ente pubblico, proprietario dell’area.

La Suprema Corte tuttavia, rigettava il ricorso, con conseguente condanna alle spese di lite così argomentando:

Per la giurisprudenza di questa Corte di Cassazione il titolare di un’attività risponde per non aver impedito gli schiamazzi (Sez. 3 -, Sentenza n. 14750 del 22/01/2020 Cc., dep. 13/05/2020, Rv. 279381; Sez. F, n. 34283 del 28/07/2015 – dep. 06/08/2015, Gallo, Rv. 26450101; e nello stesso senso, Sez. 1, n. 48122 del 03/12/2008 – dep. 24/12/2008, Baruffaldi, Rv. 24280801: “Risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio (nella specie, una pizzeria) che non impedisca i continui schiamazzi provocati degli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne – La Corte ha precisato che la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l’assunzione dell’obbligo giuridico di controllare, con possibile ricorso ai vari mezzi offerti dall’ordinamento come l’attuazione dello “ius excludendi” e il ricorso all’autorità, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica”.

Scarica il testo della sentenza:

Cassazione penale sez. III 17.05.2022 (ud. 17.05.2022 dep. 08.09.2022) n.33096

 

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