INCIDENTI STRADALI E RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI

NEI GIUDIZI DI RISARCIMENTO DEL DANNO CONSEGUENTE AL SINISTRO, LE SPESE LEGALI VANNO RISARCITE COME DANNO EMERGENTE

In caso di incidente stradale, il danneggiato (a meno che non abbia la piena responsabilità del sinistro) ha diritto al rimborso dei danni subiti. Ciò ad esempio in conseguenza di un tamponamento di un autoveicolo guidato dal conducente assicurato con polizza RCA, ossia la copertura assicurativa per la responsabilità civile degli autoveicoli.

Come noto, l’assicurazione RCA, è obbligatoria e copre contro i danni provocati a terzi nei limiti del massimale.

Quando accade un sinistro stradale, si ricorre alla procedura ordinaria o al risarcimento diretto.

Nel primo caso, si inoltra una richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa del responsabile del sinistro e si chiede il ristoro per i  danni subiti dal veicolo e per le eventuali lesioni fisiche riportate dai passeggeri.

Nel risarcimento diretto, ci si rivolge alla propria compagnia. Il risarcimento diretto si applica solamente laddove il sinistro sia avvenuto tra due soli veicoli; sono state identificate le targhe delle vetture; si tratti di veicoli immatricolati e assicurati in Italia; sia accaduto un urto diretto tra le due auto e se eventuali lesioni fisiche dei conducenti, rimangano nel limite del 9% di invalidità.

Dunque, come primo step va contattata l’Assicurazione esponendo la dinamica dei fatti e chiedendo il risarcimento occorso. L’Assicurazione procederà alla verifica della dinamica dell’incidente e provvederà alla liquidazione del danno o rifiuterà di procedere, con diniego motivato.

Nel secondo caso si procederà con invito a negoziazione assistita, obbligatoria nelle controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti.

Esperito il tentativo di negoziazione, in caso di esito negativo, sarà possibile adire la Magistratura per ottenere il risarcimento di tutti i danni conseguenti al sinistro.

Tra le spese che il malcapitato dovrà sopportare per ottenere il dovuto risarcimento vi sono le spese legali.

La Cassazione civile sez. III 07.09.2022 (ud. 21.06.2022 dep. 07.09.2022) n.26368, ha chiarito che

In tema di responsabilità civile da circolazione, il costo supportato dal danneggiato per l’attività stragiudiziale svolta in suo favore da un legale diretta, sia a prevenire il processo sia ad assicurare un esito favorevole ancorché detta attività posso essere svolta personalmente, si deve considerare un danno emergente che se allegato e provato, deve essere esercito ai sensi dell’articolo 1223 c.c.”.

Nella vicenda in esame, accadeva che un pedone investito da un‘auto, attivasse un procedimento giudiziale, per ottenere il riconoscimento e quindi la liquidazione dei danni sofferti, patrimoniali e non.

In primo grado, il pedone otteneva un accoglimento delle proprie richieste, con il solo rigetto della rifusione delle spese legali sostenute in fase stragiudiziale.

Così l’attore impugnava la sentenza, dogliandosi del mancato riconoscimento del risarcimento delle spese legali occorse in fase stragiudiziale, subendo però una sconfitta anche in grado di appello.

In sostanza, i Giudici di merito, accreditavano il principio secondo cui le spese legali, quali voci di danno accessorio, non sono suscettibili di risarcimento, in quanto il danneggiato ben potrebbe provvedere alla procedura autonomamente. In ogni caso, per la Magistratura dei primi gradi di giudizio, l’attività legale stragiudiziale è strettamente connessa con la successiva attività giudiziale e pertanto non può essere liquidata quale autonoma voce di danno patrimoniale.

Il pedone poi proponeva ricorso innanzi alla Corte di Cassazione.

Esaminata la difesa del ricorrente, i Giudici di Piazza Cavour censuravano l’interpretazione del Giudice di appello perché confliggente con l’orientamento giurisprudenziale ormai consolidato per cui l’attività stragiudiziale produce un danno emergente, per colui che vi ha fatto ricorso (sentenze n. 16990/2017 e 24481/2020), nonché con la stessa ratio sottesa alla procedura stragiudiziale imposta dal d. lgs. n. 209/2005, il cui scopo è quello di prevenire le controversie, attraverso un iter di conciliazione avente l’ulteriore obiettivo di alleggerire il carico di lavoro sull’apparato giudiziario.

Dunque, evidenziava la Suprema Corte, che l’attività legale in fase stragiudiziale, lungi dall’essere ultronea, essendo diretta a prevenire il giudizio e ad assicurare l’esito favorevole e dunque, in quanto tale, occorre considerarla un danno emergente che, se allegato e provato, dev’essere oggetto di risarcimento, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1223 c.c. ed a nulla rileva che tale attività poteva essere svolta anche dal privato.

Dunque le spese legali sostenute nella fase stragiudiziale possono e devono essere rimborsate a titolo di danno emergente, purché ne venga data prova, occorrente alla dimostrazione ed alla quantificazione dell’esborso.

Sulla base della motivazione su esposta, la Corte di Cassazione cassava con rinvio la pronuncia impugnata.

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