SULLA RESPONSABILITA’ GENITORIALE

AFFIDATO AI SERVIZI SOCIALI IL MINORE SOTTRATTO ALLA MADRE IPERPROTETTIVA

La c.d. responsabilità genitoriale è l’insieme dei diritti di natura personale e patrimoniale dei genitori verso i figli ed include il diritto dovere di “custodire”; “allevare”; educare e istruire; amministrare i beni e rappresentare e compiere tutti i negozi giuridici in sua vece.

Laddove il genitore si riveli inidoneo a sostenere i suddetti diritti/doveri, la Magistratura può sospendere o revocare la responsabilità genitoriale.

La decadenza può poi essere revocata se sono venute meno le ragioni che avevano giustificato la pronuncia.

Alla decadenza dalla responsabilità genitoriale di entrambi i genitori, consegue anche l’allontanamento fisico del minore, che viene affidato a persone terze.

Sul punto risulta illuminante la pronuncia n. 27346 della Cassazione civile, sez. I, del 19 settembre 2022.

In particolare accadeva che, in prima istanza, il Tribunale per i minorenni di Roma avesse disposto la sospensione della responsabilità genitoriale per madre e padre, nominando per il figlio minore un tutore provvisorio, in modo da incentivare la ripresa dei rapporti padre figlio, impedita dalla madre collocataria.

Il minore veniva quindi collocato in una casa famiglia. Avverso il provvedimento, reclamava la madre con insuccesso.

Accadeva invero che la madre del piccolo, avesse trasferito il figlio nei primi mesi di vita, senza il consenso paterno, impedendo costantemente e continuativamente i rapporti padre figlio, oltre che anche i rapporti sociali in generale con la scusante della patologia sofferta dal minore (epilessia).

Il bambino giungeva persino ad avere difficoltà motorie, tanto era costretto dalla madre iperprotettiva a non fare nulla che potesse anche solo potenzialmente nuocerlo. Il bambino non giocava, né correva ed eludeva la scuola.

La madre, nonostante gli ammonimenti del Tribunale, addirittura faceva perdere le proprie tracce e quelle del minore, impedendo gli interventi dei servizi sociali in attuazione ai provvedimenti giudiziali.

Dunque, subita come detto una sconfitta in secondo grado, la madre del minore ricorreva in Cassazione ed il padre e il curatore speciale del minore presentavano controricorso.

La madre in particolare, deduceva uno stravolgimento dei fatti giacché ad esempio, l’allontanamento della ricorrente dal compagno dopo la nascita del figlio era connesso a violenze fisiche e psicologiche subite e il denunciato isolamento era invece dovuto all’emergenza COVID e dalla didattica in DAD.

La ricostruzione interpretativa della ricorrente però, non convinceva la Suprema Corte che avvalorava la ricostruzione dei fatti operata in primo e secondo grado, avendo la Magistratura operato una motivazione articolata e fondata sulla documentazione in atti.

La ricorrente lamentava altresì l’illegittimità della decisione in relazione ai principi contenuti nella Convenzione di New York, di Strasburgo, d’Istambul e della CEDU, per aver la Magistratura omesso di valutare l’interesse del minore affetto da patologie ed in condizione di fragilità rilevante, che avrebbero richiesto indagine specialistica.

Anche in questo caso però la Suprema Corte riteneva le censure inammissibili.

Nella pronuncia in commento, in sostanza, la Cassazione ha ricordato che il diritto alla bigenitorialità costituisce innanzitutto un diritto del minore e che la misura di affidamento ad una casa famiglia, è strumentale al ripristino degli equilibri alterati dall’atteggiamento monogenitoriale ed iperprotettivo della madre.

Aggiungevano anche gli Ermellini che il diritto citato

può subire limitazioni od essere compromesso solo all’esito di un rigoroso accertamento del pregiudizio che la relazione con uno dei due genitori possa arrecare al minore e non per effetto delle scelte esclusive ed unilaterali di uno di essi, o per comportamenti che se protratti nel tempo oltre un limite ragionevole e non adeguatamente contrastati, possono realizzare una cristallizzazione arbitraria della mancanza di una figura genitoriale”.

Dunque, alla luce di quanto esposto, il ricorso veniva rigettato e veniva quindi confermata la decisione presa nei primi gradi, di sospensione della responsabilità genitoriale sul minore e del collocamento del piccolo in una casa famiglia.

Scarica il testo della sentenza

Cassazione civile sez. I 19.09.2022 (ud. 09.06.2022 dep. 19.09.2022) n.27346

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