SUGLI ARRESTI DOMICILIARI

Se non ci si fa trovare in casa durante un controllo per gli arresti domiciliari si torna in carcere

La trasgressione alle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari determina, ex art. 276 c.p.p., comma 1-ter, la revoca obbligatoria degli arresti domiciliari, seguita dal ripristino della custodia cautelare in carcere.

Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza n. 8975 del 2019

Cosa comporta essere agli arresti domiciliari e non farsi trovare a casa dalle Forze dell’ordine per i consueti controlli?

Nel caso di specie, il Tribunale del riesame aveva sostituito la clausola cautelare in carcere per il condannato con quella degli arresti domiciliari.

La Procura Generale presso la Corte d’Appello aveva proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione dell’art. 276, comma 1 ter del codice di procedura penale.

L’articolo 276 c.p.p. nel disciplinare i provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte dispone quanto segue:

“1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione. Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva.

1-bis. Quando l’imputato si trova nelle condizioni di cui all’articolo 275, comma 4bis, e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può disporre anche la misura della custodia cautelare in carcere. In tal caso il giudice dispone che l’imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l’assistenza necessarie.

1-ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle prescrizione degli arresti domiciliari concernenti il divieto di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere, salvo che il fatto sia di lieve entità”.

I giudici hanno sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari ritenendo che non fosse stato provato l’allontanamento dal domicilio dell’imputato nelle date indicate dal ricorrente.

L’imputato non aveva risposto nonostante le forze dell’ordine avessero ripetutamente suonato al campanello di casa sua, pertanto era stato ritenuto assente dal luogo in cui doveva scontare gli arresti domiciliari. La Polizia Giudiziaria non è obbligata ad accedere coattivamente nell’abitazione per effettuare un controllo diretto.

Inoltre nel ricorrere in Cassazione viene lamentata la violazione dell’art. 275 bis del codice di procedura penale, in quanto l’ordinanza impugnata per escludere il braccialetto elettronico aveva motivato in tal modo:

“l’incontroversa osservanza per circa un biennio delle prescrizioni connesse agli arresti domiciliari rende irrilevante la previsione di strumenti di controllo elettronico dell’imputato”.

Gli Ermellini, intervenuti per dirimere la controversia hanno dichiarato fonato il ricorso rammentando che secondo costante orientamento giurisprudenziale:

“Il detenuto agli arresti domiciliari deve porre in essere tutte le cautele necessarie affinché gli strumenti che consentono di effettuare i controlli della polizia giudiziaria, come il campanello e il citofono dell’abitazione in cui è ristretto, siano sempre efficienti, essendo la sua posizione equiparata a quella di chi si trova in carcere, con la conseguenza che è ragionevole desumere la prova della trasgressione della misura da parte di chi non si rende contattabile mediante l’uso di tali apparecchi”.

Per tale motivo la duplice violazione agli obblighi sopra menzionati deve ritenersi provata, con logica conseguenza dell’obbligatorio ripristino della custodia cautelare in carcere.

Infatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32 del 2017 ha precisato che:

“La trasgressione alle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari determina, ex art. 276 c.p.p., comma 1-ter, la revoca obbligatoria degli arresti domiciliari, seguita dal ripristino della custodia cautelare in carcere, senza che al giudice, una volta accertata la trasgressione, sia riconosciuto un potere di rivalutazione delle esigenze cautelari”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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