SINISTRI STRADALI E RESPONSABILITÀ DEL PEDONE


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Il pedone, il quale attraversi la strada di corsa sia pure sulle apposite strisce pedonali immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo, ove il conducente, sul quale grava la presunzione di responsabilità di cui alla prima parte dell’art. 2054 c.c., dimostri che l’improvvisa ed imprevedibile comparsa del pedone sulla propria traiettoria di marcia ha reso inevitabile l’evento dannoso, tenuto conto della breve distanza di avvistamento, insufficiente per operare un’idonea manovra di emergenza

Corte di Cassazione, terza sezione civile, sentenza n. 25027 del 2019

Il Tribunale di primo grado aveva rigettato la domanda proposta dagli eredi di una vittima di incidente stradale, diretta ad ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti in seguito alla morte della loro congiunta.

La vittima aveva perso la vita in quanto nell’atto di attraversare la strada, era stata investita da una autovettura; in particolare i giudici aveva ritenuto che il conducente del mezzo avesse superato la presunzione responsabilità posta a carico dell’art. 2054, primo comma, c.c., in quanto, per la condotta anomale ed imprevedibile del pedone, che aveva attraversato una strada extraurbana in un tratto vietato dalla presenza al centro della carreggiata di uno spartitraffico, si era trovato nell’impossibilità oggettivo di avvistarlo.

La Corte d’Appello, concorde con la pronuncia di primo grado aveva ribadito che non poteva essere ascritta alcuna responsabilità al conducente del veicolo perché il comportamento anomalo del pedone era stata l’unica causa dell’evento. Tale accertamento sulla condotta del pedone come causa esclusiva consentiva di superare la prestazione di responsabilità ex art. 2054 c.c., che, secondo costante orientamento giurisprudenziale “non doveva essere data necessariamente in modo diretto”.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno rigettato il ricorso, rammentando che,

“in materia di responsabilità civile da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti”.


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4551 del 2017 ha chiarito che

“la prova liberatoria di cui all’art. 2054 c.c., nel caso di danni prodotti a persone o cose dalla circolazione di un veicolo, non deve essere necessariamente data in modo diretto, cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del codice della strada, ma può risultare anche dall’accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell’evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente, attese le concrete circostanze della circolazione e la conseguente impossibilità di attuare una qualche idonea manovra di emergenza. Pertanto il pedone, il quale attraversi la strada di corsa sia pure sulle apposite strisce pedonali immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo, ove il conducente, sul quale grava la presunzione di responsabilità di cui alla prima parte dell’art. 2054 c.c., dimostri che l’improvvisa ed imprevedibile comparsa del pedone sulla propria traiettoria di marcia ha reso inevitabile l’evento dannoso, tenuto conto della breve distanza di avvistamento, insufficiente per operare un’idonea manovra di emergenza”.

La Corte territoriale, facendo corretta applicazione dei principi sopra esposti, ha ritenuto che pedone, tenuto ad usare nell’attraversamento di una strada fuori dalle strisce pedonali la massima prudenza, ha invece attraversato una strada a scorrimento veloce in ora notturna ove era vietato l’attraversamento, così ponendo in essere una condotta talmente imprevedibile e pericolosa da costituire colpa unica e sufficiente a causare l’evento.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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