SINISTRI- PROFILI O MENO DI RESPONSABILITÀ DEI PEDONI


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Il pedone non è responsabile del sinistro se attraversa la strada in prossimità delle strisce pedonali

Corte di Cassazione, quarta sezione penale, sentenza n. 47204 del 2019

Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva confermato la pronuncia di primo grado, che aveva assolto l’imputata per il reato ex art. 589 c.p., aggravato dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale ai danni di un ciclista.

All’imputata si addebitava di aver provocato la rovinosa caduta a terra del ciclista, avendo attraversato la strada al di fuori delle apposite strisce pedonali.

Secondo i giudici di merito, l’attraversamento pedonale dove aveva avuto luogo il sinistro era ampiamente segnalato, e tale circostanza imponeva alla vittima di prestare particolare attenzione alla possibile presenza di pedoni.

Il Collegio aveva rilevato che la circostanza che l’imputata avesse attraversato la strada a nove metri di distanza dalle strisce pedonali non aveva alcuna rilevanza, dato che l’elevata velocità della bicicletta e l’assenza di alcuna cautela da parte del ciclista nell’impegnare il tratto stradale avevano indotto a ritenere che la vittima avrebbe investito l’imputata anche se questa di fosse trovata correttamente sulle strisce pedonali.

I motivi di ricorso si risolvono tutti nell’inammissibile richiesta da parte della parte civile, di una nuova ed alternativa valutazione del compendio probatorio ad opera della Corte di Cassazione.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno rammentato che, secondo costante orientamento giurisprudenziale

“il vizio logico della motivazione deducibile in sede di legittimità deve risultare dal testo della decisione impugnata e deve essere riscontrato tra le varie proposizioni inserite nella motivazione, senza alcuna possibilità di ricorrere al controllo delle risultanze processuali; con la conseguenza che il sindacato di legittimità deve essere limitato soltanto a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza spingersi a verificare l’adeguatezza delle argomentazioni, utilizzate dal giudice del merito per sostanziare il suo convincimento, o la loro rispondenza alle acquisizioni processuali”.

Tale orientamento è stato avvallato anche dalle Sezioni Unite, le quali hanno precisato che esula dai poteri della Cassazione quella di una “rilettura” degli elementi di fatti posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato esclusivamente al giudice di merito.

Secondo i giudici di merito anche se l’imputata avesse attraversato la strada in corrispondenza delle strisce pedonali, il ciclista l’avrebbe ugualmente investita, dato che la condotta di guida del ciclista è risultata del tutto inosservate degli obblighi prudenziali che scattano in prossimità degli attraversamenti pedonali.

Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che

“il conducente di un veicolo è tenuto ad osservare, in prossimità degli attraversamenti pedonali, la massima prudenza e a mantenere una velocità particolarmente moderata, tale da consentire l’esercizio del diritto di precedenza, spettante in ogni caso al pedone che attraversi la carreggiata nella zona delle strisce zebrate, essendo al riguardo ininfluente che l’attraversamento avvenga sulle dette strisce o nelle vicinanze”.

Inoltre la Corte ha chiarito che non è possibile determinare aprioristicamente la distanza dalle strisce entro la quale la precedenza opera, dovendosi avere riguardo al complessivo quadro nel quale avviene l’attraversamento pedonale.

Per quanto concerne l’ascrivibilità soggettiva della violazione della norma cautelare nell’ambito delle fattispecie colpose si è avuto modo di chiarire che

“in applicazione del principio di colpevolezza, occorre verificare, oltre alla materiale violazione, da parte del soggetto agente, della regola cautelare, anche la prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso, che la regola cautelare mirava a prevenire, secondo il paradigma della c.d. “concretizzazione” del rischio”.

La dichiarazione di responsabilità penale impone di verificare non solo se la condotta abbia concorso a determinare l’evento e se la stessa sia stata caratterizzata dalla violazione di una regola cautelare ma anche se l’agente potesse prevenire la classe di evento in cui quello oggetto della contestazione si colloca ed attivarsi per evitarlo.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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