PRESCRIZIONE CARTELLE INPS


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L’eventuale decorrenza del termine per l’esperimento dell’azione di cui all’art. 24, comma 5, d.lgs. n. 4671999, non rende incontrovertibile, come accade per i provvedimenti giurisdizionale non impugnati, la cartella esattoriale, ma preclude solamente la possibilità di contestare vizi di merito o di forma relativi al titolo e cioè alla cartella esattoriale, lasciando all’interessato la possibilità, ove vi siano i presupposti di esperire l’azione di opposizione all’esecuzione per far valere la prescrizione, che costituisce un vizio successivo alla formazione del titolo

Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza n. 31010 del 2019

In quanto tempo si prescrivono le cartelle INPS? Sull’annosa questione è intervenuta la Corte di Cassazione con la pronuncia n. 31010 del 2019.

Nel caso di specie la Corte d’Appello aveva confermato la decisione di primo grado che aveva rigettato l’eccezione di prescrizione decennale avanzata dall’INPS ex art. 2953 c.c., accogliendo invece l’eccezione di prescrizione quinquennale sostenuta da parte attrice, sul presupposto che effettivamente tra il momento della notifica alla società del verbale di accertamento e quello della cartella di pagamento erano trascorsi dieci anni.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato infondato il motivo di ricorso, posto che la definitività dell’accertamento riguardante la sussistenza dei crediti contributivi portati dalla cartella di pagamento, per effetto della mancata opposizione alle medesime non è preclusiva dell’accertamento della prescrizione o di fatti estintivi del credito, maturati successivamente alla notifica delle cartelle in oggetto, e coperta dall’azione generale ex art. 615 c.p.c.

Deve poi essere ribadito il principio espresso dalle Sezioni Unite con la pronuncia n. 23397 del 2016, secondo cui

“soltanto un atto giurisdizionale può acquisire autorità ed efficacia di cosa giudicata e, il giudicato, dal punto di vista processuale, spiega effetto in ogni altro giudizio tra le stesse parti per lo stesso rapporto e dal punto di vista sostanziale rende inoppugnabile il diritto in esso consacrato tanto in ordine ai soggetti ed alla prestazione dovuta quanto all’inesistenza di fatti estintivi, impeditivi o modificativi del rapporto e del credito mentre non si estende ai fatti successivi al giudicato ed a quelli che comportino un mutamento del “petitum” ovvero della “causa petendi” della originaria domanda”.

Il principio sopra richiamato prevede che se nell’arco dei cinque anni dalla notifica della cartella di pagamento non si proceda alla riscossione coattiva o non venga notificato un atto interruttivo della prescrizione il credito si prescrive. Strumento idoneo a far valere l’intervenuta prescrizione è anche l’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c.

“L’eventuale decorrenza del termine per l’esperimento dell’azione di cui all’art. 24, comma 5, d.lgs. n. 4671999, non rende incontrovertibile, come accade per i provvedimenti giurisdizionale non impugnati, la cartella esattoriale, ma preclude solamente la possibilità di contestare vizi di merito o di forma relativi al titolo e cioè alla cartella esattoriale, lasciando all’interessato la possibilità, ove vi siano i presupposti di esperire l’azione di opposizione all’esecuzione per far valere la prescrizione, che costituisce un vizio successivo alla formazione del titolo”.

Sempre le Sezioni Unite con la sentenza sopra richiamata hanno precisato che la scadenza del termine per proporre opposizione alla cartella di pagamento ex art. 24, comma 5 del d.lgs. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce solamente l’effetto sostanziale dell’irretroattività del credito contributivo senza determinare la c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve in quello ordinario ex art. 2953 c.c.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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