PARTITA DI CALCETTO E TESTATA A GIOCO FERMO

Testata a gioco fermo: è reato

Corte di Cassazione, quinta sezione penale, sentenza n. 3144 del 2019

Il giudice di secondo grado, in parziale riforma della sentenza di prime cure aveva confermato la condanna dell’imputato per aver cagionato alla vittima lesioni personali, assolvendolo invece dal reato di ingiuria per intervenuta abolitio criminis, rideterminando la pena e limitando il risarcimento dei danni al solo reato di lesioni.

La vicenda era originata in quanto l’imputato, in procinto di battere una punizione durante una partita di calcetto, aveva colpito con una testata un giocatore avversario, il quale, appena entrato in campo si era posto davanti alla palla.

Essendo l’aggressione avvenuta “a gioco fermo” non poteva considerarsi scriminata.

Nel ricorrere in Cassazione l’imputato lamenta violazione di legge e vizio di motivazione, per mancato riconoscimento dell’esimente del c.d. “rischio consentito” o di quelle di cui agli artt. 50 e 51 c.p., ritenendo che le regole del calcetto prevedono che il gioco non si fermi mai, nemmeno nel caso in cui si sia in attesa di una punizione; pertanto il fatto contestato non sarebbe avvenuto, come sostenuto dai giudici di merito “a gioco fermo” ma durane lo svolgimento dell’attività agonistica, con conseguente operatività delle scriminanti anzidette.

L’art. 50 del codice penale, nel disciplinare il consenso dell’avente diritto prevede che:

“Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne”.

Invece l’articolo 51 del codice penale, in materia di esercizio di un diritto o adempimento di un dovere dispone quanto segue:

“L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità.

Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine.

Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo.

Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine”.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’imputato in quanto con una motivazione non illogica o contraddittoria, la Corte d’Appello, dopo aver esaminato accuratamente le risultanze istruttorie aveva concluso che l’imputato aveva colpito con una testata a “gioco fermo” un avversario, valorizzando il dato documentale rappresentato dal referto in cui l’arbitro aveva dato conto dell’espulsione dell’imputato.

“Non è applicabile la scriminante del rischio consentito, né tantomeno quelle dell’esercizio del diritto o del consenso dell’avente diritto, qualora, come nella specie, nel corso di un incontro di calcio, l’imputato colpisca l’avversario con una testata al di fuori di un’azione ordinaria di gioco, trattandosi di dolosa aggressione fisica per ragioni avulse dalla peculiare dinamica sportiva, considerato che nella disciplina calcistica l’azione di gioco è quella focalizzata dalla presenza del pallone ovvero da movimenti, anche senza palla, funzionali alle più efficaci strategie tattiche e non può ricomprendere indiscriminatamente tutto ciò che avvenga in campo, sia pure nei tempi di durata regolamentare dell’incontro”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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