MORSO IN AREA CANI

Il proprietario è responsabile anche se il proprio cane morde una persona entrata accidentalmente nell’area cani

Corte di Cassazione, quarta sezione penale, sentenza n. 31874 del 2019

Nel caso in cui un bambino entri accompagnato dalla nonna in un area cani e venga morso, che responsabilità si può addossare al proprietario dell’animale?

Nel caso di specie sia il Giudice di Pace che il Tribunale avevano confermato la condanna dell’imputata al pagamento della multa di euro 500, oltre spese processuali e risarcimento danni alla parte civile, avendola ritenuta responsabile del reato previsto e punito dall’art. 590 c.p., in relazione all’art. 672 c.p., per aver il suo cane cagionato lesioni personali ad un bambino.

Dai fatti di causa era emerso che il bambino, accompagnato dalla nonna, era entrato, senza alcun motivo, non possedendo nemmeno un cane, all’interno di un area appositamente dedicata ai quadrupedi che circolavano liberi senza guinzaglio e museruola ed era stato morso ad una coscia, riportando lesioni gravi con una prognosi di 10 giorni.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato inammissibili i motivi di ricorso, limitandosi questi in sostanza a riprodurre le medesime questioni già devolute in appello, ovvero l’affermata interruzione del nesso causale in ragione dell’imprevedibilità dell’agire della nonna della persona offesa, che aveva lasciato incustodito il nipote all’interno di un area dedicata allo sgambamento dei cani.

Secondo consolidata giurisprudenza

“è inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi che riproducono le medesime ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici”.

Per l’intero procedimento di merito la tesi difensiva dell’imputata è stata incentrata in primis sull’aver adempiuto agli obblighi di vigilanza e controllo sul proprio animale, ed in secondo luogo sulla asserita mancanza del nesso eziologico tra la condotta negligente, imperita ed imprudente e l’evento dannoso verificatosi.

Secondo la difesa della donna la condotta della nonna della vittima doveva ritenersi improbabile ed imprevedibile perché vietata dal “Decalogo aree cani” che proibirebbe l’accesso alle persone prive di cane al seguito e pertanto tale da elidere ogni connessione causale tra le gestione del proprio cane e la reazione dello stesso alla vista del minore.

I giudici di merito avevano confutato tale tesi difensiva, rammentando che la condotta colposa doveva essere ricondotta all’inosservanza di specifiche norme cautelari afferenti al governo e alla conduzione dei cani, volte a pervenire, neutralizzare o ridurre rischi per la pubblica incolumità.

Infatti, secondo l’articolo 7 del “decalogo aree cani” adottato dalla Regione Lombardia:

“Il proprietario deve sempre avere il controllo del cane. Tenere il cane al guinzaglio finché non siete all’interno dell’area e chiudete il cancello di accesso. Lo stesso va fatto all’uscita. Il proprietario deve avere a disposizione la museruola”.

L’articolo 8 invece prevede che:

“Il cane non deve mai essere lasciato incustodito all’interno dell’area cani; il conduttore deve sempre essere presente all’interno dell’area per farlo giocare in libertà e insegnargli i principali esercizi di obbedienza”.

Pertanto, il fatto di trovarsi all’interno di un area dedicata ai cani, non esimeva la ricorrente, contrariamente a quanto sostenuto, dal mantenersi attenta su cosa facesse l’animale e da essere pronta ad intervenire mettendogli la museruola, tenuto presente le potenzialità lesive per l’altrui incolumità di un pastore tedesco.

Su chiunque abbia il dominio di un animale dotato di capacità lesiva, l’ordinamento pone un preciso e generale dovere di diligenza e prudenza, sancendo l’assunzione di una posizione di garanzia rispetto alla possibilità del verificarsi di eventi dannosi, corredata da una serie si obblighi, divieti e modelli comportamentali la cui violazione determina responsabilità giuridica a vari livelli.

Come si evince dalla sentenza impugnata l’imputata, durante le prime fasi dell’aggressione, non si era minimamente accorta di nulla, rimanendo seduta su una panchina, intenta ad occuparsi di un altro cane.

La colpa della donna sussiste anche sotto il profilo della c.d. causalità della colpa, nel senso che:

“la titolarità di una posizione di garanzia, non comporta in presenza del verificarsi dell’evento, un automatico addebito di responsabilità colposa a carico del garante, imponendo il principio di colpevolezza la verifica in concreto sia della sussistenza della violazione da parte del garante di una regola cautelare sia della prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso che la regola cautela violata mirava a prevenire, sia della sussistenza del nesso causale tra la condotta ascrivibile al garante e l’evento dannoso”.

Secondo costante orientamento giurisprudenziale:

“in tema di lesioni colpose, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi, finanche all’interno dell’abitazione. E a fronte di un cane di una razza che, per mole ed indole si palesi più aggressivo, l’obbligo di custodia che grava sul detentore si attiva ancor di più”.

Da quanto appena esposto ne deriva che al proprietario del cane fa capo una posizione di garanzia per la quale egli è tenuto ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale, considerando la razza di appartenenza ed ogni altro elemento rilevante.

Nel caso di specie trova applicazione la sanzione penale e non la norma depenalizzata ex art. 672 c.p. in quanto l’illecito depenalizzato è diretto a tutelare l’ordine pubblico, preservando nello specifico la sicurezza e la tranquillità dei consociati a prescindere da danni alla persona.

Invece nei casi come quello in oggetto, il danno alla persona assorbe il disvalore dell’illecito amministrativo e, per effetto del combinato disposto degli artt. 40 cpv e 590 c.p., si perviene al riconoscimento della penale responsabilità dell’imputata per lesioni cagionate dall’animale.

“In caso di custodia di animali, al fine di escludere l’elemento della colpa, rappresentato dalla mancata adozione delle debite cautele nella custodia dell’animale pericoloso, non basta che questo si trovi in un luogo privato o recintato, ma è necessario che in tale luogo non possano introdursi persone estranee”.

Da ultimo si deve rammentare il seguente principio di diritto:

“in tema di omessa custodia di animali, l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche si semplice detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto l’art. 672 c.p., collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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