GUIDA IN STATO DI EBREZZA E VEICOLO NON DI PROPRIETÀ

Guida in stato di ebrezza: sì alla confisca del mezzo anche se di proprietà della madre

Corte di Cassazione, quarta sezione penale, sentenza n. 33231 del 2019

Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva confermato la decisione del Tribunale di primo grado con cui l’imputato era stato condannato per guida in stato di ebrezza ex art. 186, secondo comma lett. c) e comma 2-bis, del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285 e aver causato un sinistro un una vettura in sosta lungo la vita pubblica.

Nel ricorrere in Cassazione l’imputato lamenta la violazione di legge in merito alla sua responsabilità, dal momento che la sussistenza del reato era stata accertata diverse ore dopo rispetto ai fatti, sulla base delle risultanze di un apparecchio alcoltest da considerarsi non aggiornato, visto che alla seconda misurazione aveva fornito un valore più elevato rispetto alla prima.

Inoltre lamenta violazione di legge e vizio della motivazione in ordine alla disposta confisca dell’autovettura guidata; infatti essa sarebbe di proprietà della madre, ed appartiene quindi a persona estranea ai fatti, atteso che l’imputato conviveva stabilmente con la madre, il fratello e la sorella che potevano tranquillamente servirsi come lui del mezzo.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato infondato il ricorso rammentando che secondo costante orientamento giurisprudenziale:

“è valida la rilevazione del tasso alcolemico effettuata mediante l’alcoltest anche nel caso in cui la prima prova spirometrica abbia dato un risultato inferiore alla seconda, dovendosi escludere che la curva di assorbimento dell’alcol nell’organismo abbia uno sviluppo decrescente”.

Il presunto malfunzionamento dell’alcoltest non può certo desumersi dal fatto che la prima spirometrica abbia dato un risultato inferiore rispetto alla seconda, dato che deve escludersi che la curva di assorbimento dell’alcol nell’organismo abbia necessariamente uno sviluppo decrescente.

È pacifico che:

“in tema di guida in stato di ebrezza, in presenza di un accertamento strumentale del tasso alcolemico conforme alla previsione normativa, grava sull’imputato l’onere di dare dimostrazione di circostanze in grado di privare quell’accertamento di valenza dimostrativa della sussistenza del reato, fermo restando che non integra circostanza utile a tal fine il solo intervallo temporale intercorrente tra l’ultimo atto di guida e l’espletamento dell’accertamento”.

Infondato è anche il secondo motivo di ricorso, infatti in tema di confisca, la Cassazione, con la sentenza n. 2024 del 2007 ha chiarito che

“la formale titolarità di un bene in capo ad un soggetto estraneo al reato non è sufficiente ad escludere la confisca stessa e a tutelare l’intangibilità del diritto del proprietario, se costui abbia tenuto atteggiamenti negligenti che abbiano favorito l’uso indebito del bene”.

Secondo i giudici di merito la madre dell’imputato non poteva essere estranea al reato, in quanto era a conoscenza del fatto che il figlio fosse dedito all’abuso di alcool.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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