IL FIGLIO CHE HA PERSO IL LAVORO DEVE ESSERE MANTENUTO?

Nel caso in cui il figlio maggiorenne perda il lavoro, i genitori hanno il dovere di mantenerlo?

Corte di Cassazione, sesta sezione civile, sentenza n. 19696 del 2019

La Corte di Cassazione, sesta sezione civile, con la sentenza n. 19696 del 2019 ha chiarito che l’ingresso nel mondo del lavoro, anche con la percezione di una modesta retribuzione segna la fine dell’obbligo di mantenimento in capo ai genitori.

Il Tribunale di primo grado aveva pronunciato la separazione personale di due coniugi, con addebito della separazione a carico del marito e contestualmente aveva rigettato la sua domanda di addebito. Il Tribunale aveva altresì revocato l’obbligo di mantenimento in favore dei figli, rilevando che entrambi erano oramai maggiorenni ed avevano iniziato a lavorare, dimostrando la capacità di produrre reddito. Di conseguenza il giudice aveva revocato la casa familiare in capo all’ex moglie.

La madre dei due minori aveva proposto appello rilevando che il reddito percepito dal figlio minore non giustificava la revoca dell’assegno di mantenimento in quanto aveva perso il lavoro e quindi il suo reddito era praticamente inesistente.

Inoltre per quanto riguardava l’altro figlio questi non aveva completato la sua formazione professionale e svolgeva un’attività occasionale. Per tali ragioni aveva richiesto il ripristino dell’obbligo di contribuzione al mantenimento dei figli e l’assegnazione della casa familiare.

Da ultimo la ricorrente aveva richiesto l’imposizione all’ex marito di un assegno mensile di mantenimento in suo favore a causa delle ripercussioni negative della revoca dell’assegnazione della casa familiare in cui era ubicato il locale in cui esercitava l’attività di parrucchiera.

La Corte d’Appello aveva accolto il ricorso della donna, ritenendo non provata l’acquisizione di una circostanza di autosufficienza da parte dei figli, né di una responsabilità per tale mancata acquisizione.

Nel ricorrere in Cassazione il marito lamenta che i giudici di merito non avessero dato seguito alla giurisprudenza di legittimità, affermata con la sentenza di cassazione n. 6509 del 2019, secondo la quale, una volta raggiunta una adeguata capacità lavorativa, e quindi, l’indipendenza economica la successiva perdita dell’occupazione non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento.

Gli Ermellini intervenuti sulla questione hanno dichiarato fondato il ricorso, ritenendo che

“l’obbligo di mantenimento dei genitori consiste nel dovere di assicurare ai figli, anche oltre il raggiungimento della maggiore età, e in proporzione alle risorse economiche del soggetto obbligato, la possibilità di completare il percorso formativo prescelto e di acquisire la capacità lavorativa necessaria a rendersi autosufficiente. La prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa è ricavabile anche in via presuntiva dalla formazione acquisita e dalla esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia spendibile. La prova contraria non può che gravare sul figlio maggiorenne che pur avendo completato il proprio percorso formativo non riesca ad ottenere, per fattori estranei alla sua responsabilità, una sufficiente remunerazione della propria capacità lavorativa. Tuttavia anche in questa ipotesi vanno valutati una serie di fattori quali la distanza temporale dal completamento della formazione, l’età raggiunta, ovvero gli altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano non più dipendente dal contributo proveniente dai genitori. Inoltre l’ingresso effettivo nel mondo del lavoro con la percezione di una retribuzione sia pure modesta ma che prelude a una successiva spendita dalla capacità lavorativa a rendimenti crescenti segna la fine dell’obbligo di contribuzione da parte del genitore e la successiva l’eventuale perdita dell’occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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