MOLESTIE PER CHI SUONA CONTINUAMENTE IL CAMPANELLO DEI VICINI

Integra il reato di molestie suonare continuamente il campanello dei vicini di casa

Corte di Cassazione, settima sezione penale, ordinanza n. 58085 del 2018

Il Tribunale di primo grado aveva condannato l’imputato alla pena di 500 euro di ammenda per il reato di cui all’art. 660 c.p., e al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, costituita parte civile.

L’articolo 660 del codice penale nel disciplinare il reato di molestia o disturbo alle persone dispone che:

“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro”.

Avverso tale pronuncia l’imputato aveva proposto ricorso in Appello, tuttavia deve essere rammentato in via preliminare che in base al terzo comma dell’articolo 593 del codice di procedura penale,

“sono in ogni caso inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell’ammenda e le sentenze di proscioglimento relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa”.

Pero tale motivo l’atto di appello è stato trasmesso alla Corte di Cassazione e convertito in ricorso ex art. 568, quinto comma, c.p.p.

In ogni caso il ricorso è inammissibile in quanto dalle risultanze processuali era emerso che l’imputato, sin da quando la famiglia in questione si era trasferita nell’appartamento confinante al suo, questo aveva attuato tutta una serie di sistematiche molestie, suonando ripetutamente il citofono corrispondente all’abitazione dei vicini, in orario notturno e diverse volte consecutivamente, bussando alla porta, cospargendo il pianerottolo di olio e di sostanze corrosive.

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Tali condotte poste in essere dall’imputato non avevano altro scopo se non quello di disturbare e molestare i vicini di casa.

Secondo gli Ermellini, non vi è alcuna ragione di dubitare della ricostruzione prospettata dalle vittime, in quanto queste avevano colto l’imputato nel fatto di suonare il campanello della loro abitazione, tale versione era stata confermata anche da un altro condomino che aveva assistito alla scena.

Quindi,

“i fatti così come descritti e ritenuti verificatisi, integrano il reato contestato, trasparendo dall’intero comportamento descritto l’intenzione di molestare e di compiere atti di disturbo, e non risultando che il ricorrente abbia mai addotto alcuna plausibile giustificazione, se non quella dell’asserita ostilità di tutti i testi escussi, anche quelli estranei e indifferenti”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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