CANCELLAZIONE DALL’ALBO A FRONTE DI UN TITOLO RILASCIATO DA UN ENTE NON LEGITTIMATO

Il titolo dell’avvocato che abbia conseguito l’abilitazione professionale in Romania può essere riconosciuto in Italia, ai fini dell’iscrizione nell’elenco speciale degli avvocati stabiliti, solo se rilasciato dalla U.N.B.R., Ordine tradizionale Bucarest, organismo indicato da tale Stato quale autorità competente ad operare in questa materia attraverso il meccanismo di cooperazione tra i Paesi membri dell’Unione Europea

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 3516 del 2019

Nel caso di specie, il Consiglio Nazionale Forense aveva rigetto il ricorso proposto dall’avvocato contro il provvedimento di cancellazione dall’albo degli avvocati, sezione avvocati stabiliti, reso dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, in seguito alla ritenuta inidoneità al rilascio del titolo di avvocato da parte di una struttura in Romania, in quanto ente non abilitato.

Il Consiglio Nazionale Forense, in accordo con il COA aveva ritenuto che, in base al sistema di cooperazione tra autorità degli Stati membri dell’Unione Europea denominato Internai Market Information Sistem, l’unico organismo rumeno abilitato al rilascio di titoli riconoscibili in ambito Europeo era l’UNBR tradizionale.

La Corte di Cassazione, intervenuta sulla questione ha chiarito che con riferimento alla richiesta della ricorrente di rimettere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in via pregiudiziale, la questione dell’applicabilità del D.Lgs. n. n. 96 del 2001 o della direttiva 2005/36/CE con l’obbligo di iscrizione alla piattaforma IMI, nonché sull’interpretazione della direttiva 98/2005,

“non viene in rilievo una questione di interpretazione della normativa comunitaria concernente il predetto sistema di collaborazione tra Stati membri, ma unicamente la rilevanza che, sul piano probatorio, assumono le informazioni che dall’indicato organismo provengono: quindi, non interpretazione della normativa comunitaria, alla quale la ricorrente pretende di riconoscere un’efficacia diversa da quella ad essa attribuita dal CNIF, ma unicamente apprezzamento delle prove, anche documentali, concernenti la provenienza del titolo abilitante all’esercizio della professione da un organismo effettivamente abilitato, nel proprio ordinamento, a rilasciare quel titolo”.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con le sentenze n. 15043 del 2016 e n. 6463 e 6468 del 2016 hanno già chiarito che:

“Il titolo dell’avvocato che abbia conseguito l’abilitazione professionale in Romania può essere riconosciuto in Italia, ai fini dell’iscrizione nell’elenco speciale degli avvocati stabiliti, solo se rilasciato dalla U.N.B.R., Ordine tradizionale Bucarest, organismo indicato da tale Stato quale autorità competente ad operare in questa materia attraverso il meccanismo di cooperazione tra i Paesi membri dell’Unione Europea, sicché va disattesa, per carenza del requisito del “fumus boni iuris“, l’istanza di sospensione della esecutività del provvedimento di cancellazione da quell’elenco per essere avvenuta la corrispondente iscrizione sulla base di un titolo reso da un organismo diverso”.

Nel caso di specie non è in contestazione la validità del titolo abilitativo ma la sua idoneità ad essere riconosciuto nello Stato.

Quello che si evince quindi dalla sentenza in commento è che il titolo dell’avvocato che abbia conseguito l’abilitazione in Romania, per essere riconosciuto anche in Italia, è necessario che sia stato rilasciato dalla U.N.B.R., ordine tradizionale di Bucarest, essendo l’organo competente ad operare in tale materia attraverso il meccanismo di cooperazione tra i Paesi membri dell’Unione Europea.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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