ATTENZIONE A NON FORNIRE ALL’ENTE I DOCUMENTI RICHIESTI

Nel caso in cui il contribuente non fornisce la documentazione richiesta con questionario dall’amministrazione finanziaria, non rileva la sua reale intenzione di  non volerla occultare

Corte di Cassazione, quinta sezione civile, sentenza n. 2850 del 2019

Il caso di specie origina dal un avviso di accertamento, con cui l’Agenzia delle Entrate aveva ricostruito induttivamente il reddito di un contribuente, rideterminando le imposte ai fini Iresi, Irap e Iva e comminando le conseguenti sanzioni.

L’accertamento era seguito alla spedizione del questionario con cui l’ente aveva richiesto al contribuente una serie di documenti; tuttavia quest’ultimo ne aveva omesso la trasmissione da buona parte, tra cui le fatture emesse.

In sede di contenzioso, il contribuente lamentava che le fatture non erano state trasmesse al momento della richiesta ma erano state prodotte nel giudizio di primo grado in quanto impossibilitato a fornirle precedentemente e comunque che non vi era alcun intento di occultamento delle stesse. La Commissione Tributaria Provinciale aveva rigettato il ricorso presentato dal contribuente, mentre la Commissione Tributaria Regionale aveva accolto le sue doglianze.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione ritengono che il primo ed il terzo motivo di ricorso possano essere trattati congiuntamente, in quanto l’Agenzia delle Entrate si duole del fatto che la decisione impugnata abbia ritenuto di poter recuperare al vaglio del giudizio la documentazione richiesta e non esibita tempestivamente dal contribuente, dato che nel caso di specie questo non avrebbe rifiutato volontariamente la sua produzione, di contro affermando che l’intempestiva allegazione delle fatture non fosse a lui imputabile.

I motivi di ricorso sono fondati in quanto, il terzo comma dell’articolo 32 del D.P.R. n. 600 del 1973 prevede che:

“le notizie e i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l’ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta”.

Il successivo comma 4 invece prevede che:

“le cause di inutilizzabilità previste dal terzo comma non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati i documenti i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile.”

Dal canto suo il quinto comma dell’articolo 52 del D.P.R. n. 633 sopra citato prevede che

“i libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa. Per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione.”

Tale ultima disposizione disciplina l’ipotesi del doloso occultamento, che preclude, a differenza di quella disciplinata dall’art. 32, la definitiva inutilizzabilità della documentazione richiesta e mai fornita.

Quanto appena detto giustifica la sanzione dell’inutilizzabilità della documentazione richiesta e non esibita dal contribuente, impedendo così all’amministrazione di procedere ad un accertamento di tipo analitico, più in linea con la realtà.

“L’art. 32, e con esso la fattispecie contemplata dal D.P.R. n. 633 del 1973, art. 51, non attribuiscono rilevanza al motivo per cui sia mancata l’allegazione di quanto richiesto, essendo indifferente l’atteggiamento psicologico, sia esso volto al consapevole occultamento o a mera inerzia”.

Quindi, in base a quanto appena esposto si evince che la sentenza impugnata non aveva adeguatamente tenuto conto dei principi appena richiamati, inquadrando in maniera errata la vicenda in questione.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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