MATRIMONIO CONTRATTO DURANTE UNO SHOW TELEVISIVO

Validità del matrimonio contratto durante uno show televisivo

Tribunale di Pavia, sentenza del 4 aprile 2019

Il caso di cui si è occupato il Tribunale di Pavia è alquanto particolare, ossia della validità di un matrimonio celebrato durante lo svolgimento di una trasmissione televisiva.

Nel caso di specie gli attori avevano adito il giudice di primo grado perché venisse pronunciato l’annullamento del loro matrimonio e la condanna dell’Ufficiale celebrante, alla refusione delle spese di lite.

Le parti avevano premesso che il loro matrimonio era stato celebrato durante la loro partecipazione ad un programma televisivo intitolato

“matrimonio a prima vista 2”

che prevedeva che i partecipanti, senza essersi conosciuti in precedenza, contraessero valido matrimonio.

Gli attori avevano sottoscritto un contratto con la società produttrice del programma televisivo, con cui si impegnavano ad essere ripresi 24 ore al giorno per circa tre mesi, prima durante e dopo il matrimonio e a non abbandonare il programma prima del previsto.

Il contratto inoltre prevedeva la possibilità per i due coniugi, una volta terminato il periodo di registrazione, di procedere ad una separazione consensuale entro i primi 6 mesi dalla celebrazione delle nozze a spese della produzione.

In vista dell’imminente celebrazione del matrimonio la produzione aveva imposto alle parti di trasferire la propria residenza in un Comune del nord Italia, cosicché le pubblicazioni non avvenissero nei luoghi di residenza di provenienza al fine di evitare che i futuri coniugi assumessero informazioni l’uno sull’altra prima della celebrazione.

Alcuni mesi dopo, di comune accordo, gli esponenti avevano deciso di procedere alla separazione consensuale mediante domanda all’Ufficio di Stato civile del comune di residenza ex L. 55/2015. Tuttavia l’attrice si era recata presso il proprio comune di residenza il quale aveva rilevato che l’atto di matrimonio era viziato e che non avrebbe potuto procedere alla separazione; che lo stesso funzionario inoltre aveva evidenziato la rilevanza penale delle dichiarazioni mendaci rese in atto pubblico dal pubblico Ufficiale celebrante il quale non aveva mai ricevuto la dispensa e pertanto non avrebbe potuto celebrare al di fuori del proprio Comune.

Gli attori avevano insistentemente chiesto spiegazioni alla produzione del programma ma invano.

I giudici intervenuti sulla questione hanno premesso che ai sensi dell’art. 106 c.c.:

“il matrimonio deve essere celebrato pubblicamente nella casa comunale davanti all’ufficiale dello stato civile al quale fu fatta la richiesta di pubblicazione”.

Detto ciò si evince che l’ufficiale competente a compiere l’atto è quello che ha ricevuto la richiesta di pubblicazioni ed il luogo competente è il Comune nella sua casa comunale.

In base all’art. 137 del codice civile, l’ufficiale che celebri un matrimonio non essendone competente va incontro al pagamento di una sanzione amministrativa.

In ogni caso, in accordo con quanto statuito dall’art. 113 c.c. il matrimonio celebrato innanzi ad un apparente Ufficiale di Stato civile è valido,

“a meno che entrambi gli sposi, al momento della celebrazione, abbiano saputo che detta persona non aveva tale qualità”.

A chiusura di quanto appena detto si deve richiamare l’art. 131 c.c. secondo cui:

“il possesso di stato, conforme all’atto di celebrazione del matrimonio, sana goni difetto di forma”.

Per tali motivi si deve rilevare come i vizi formali invocati non possano di per sé determinare l’invalidità del matrimonio, essendo solo mere irregolarità che portano al più ad una sanzione di tipo amministrativo per l’Ufficiale celebrante.

Rileva il Tribunale che i ricorrenti avevano agito al fine di ottenere la declaratoria di nullità del matrimonio contratto adducendo che la scelta del vincolo era derivata dalla violenza morale altrui, o comunque, dalla prospettazione di un timore di eccezionale gravità, l’uno o l’altro subiti nel grado e nelle forme ex art. 122 c.c.

Diversamente dalla disciplina che regola i contratti, per i quali non è riconosciuto il timore-vizio, il timore è invece rilevante ai fini della nullità del matrimonio ma solo in ragione della sua intensità.

Gli attori avevano addotto come contenuto della violenza altrui la minaccia rappresentata dalle somme dovute a titolo risarcitorio alla casa di produzione nel caso in cui non avessero celebrato le nozze.

Tuttavia non era stato provato il fatto che fossero addivenuti a contrarre matrimonio per effetto di un consenso viziato, non avendo nemmeno prodotto in giudizio una valida copia del contratto firmato con la produzione dello show televisivo.

Pertanto ciò che rileva è che le parti hanno voluto contrarre il vincolo matrimoniale, rassicurate dalla prospettiva di procedere gratuitamente e senza alcuna difficoltà al successivo scioglimento del vincolo.

“Per la legge elemento essenziale per far nascere il vincolo non è il dato volontaristico riferito alla sfera intima e personale, non rientrando tra le cause di invalidità matrimoniali l’eventuale riserva mentale, bensì l’aspetto esteriore rappresentato dall’esistenza di una volontà negoziale valida manifestata tramite le dichiarazioni dei coniugi di contrarre matrimonio”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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