UNA PRIMA PRONUNCIA SULLO STRALCIO DEI DEBITI SOTTO I MILLE EURO

Con l’ordinanza n. 15471 del 07/06/2019, la V Sezione Tributaria della Corte di Cassazione si è pronunciata sull’art. 4, comma 1, del D.L. n. 119/2018 (conv. L. n. 136/2018) che prevede l’annullamento dei carichi sotto i mille euro.

In particolare, si tratta degli affidamenti eseguiti dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, relativi a carichi che, singolarmente considerati, recano un importo residuo non superiore a mille euro, tenendo conto di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni.

L’annullamento avviene senza che sia necessaria alcuna attività da parte del debitore, al 31 dicembre 2018.

La Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha definitivamente dissolto i dubbi sul punto, affermando che lo stralcio opera ipso iure, senza necessità di alcun provvedimento di sgravio da parte dell’agente della riscossione, con conseguente nullità iure superveniente delle cartelle impugnate e declaratoria di estinzione del processo.

I fatti di causa

La Commissione tributaria regionale della Toscana, con sentenza n. 1363/9/14 del 13 giugno 2014 ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Pisa n. 6/2/12 del 7 dicembre 2011 di accoglimento del ricorso proposto da uncontribuente avverso una cartella di pagamento, notificata il 14 giugno 2009, relativa ai contributi consortili per gli anni 2008 e 2009.

Avverso la sentenza della CTR, il consorzio di bonifica, ente titolare delle somme portate dalla cartella, ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi a quattro motivi.

Ius superveniens

Rileva la Corte che è assorbente il rilievo dello ius superveniens.

L’art. 4, comma1, prima parte del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, conv. L. n. 136/2018 dispone «I debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi, affidati agli agenti della riscossione dal 10 gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorché riferiti alle cartelle per le quali è già intervenuta la richiesta di cui all’art. 3, sono automaticamente annullati».

Dall’annullamento, ricordano i Giudici, sono esclusi:

i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;

le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;

le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015; nonché i debiti relativi alle risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo i, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e all’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione.

L’annullamento automatico

La V Sezione rileva come per i debiti litigiosi, computati in relazione ai «singoli carichi» per ciascuna annualità, che non eccedano il limite di valore fissato dalla norma (mille euro) e siano stati affidati all’agente della riscossione entro i termini previsti dalla norma, lo stralcio del debito operi immediatamente ipso iure.

In tal modo, i Giudici sanciscono l’annullamento automatico, pur nelle more di un eventuale provvedimento di sgravio-annullamento da parte dell’agente della riscossione, che non assume alcun rilievo nel giudizio, in quanto si tratta di un «atto meramente dichiarativo e assolutamente dovuto», come previsto dalla disposizione «per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili» nell’ambito dei rapporti tra l’agente della riscossione e gli enti impositori.

Concludendo, la Sezione Tributaria ritiene che l’annullamento dei carichi tributari comporti la nullità iure superveniente della cartella di pagamento impugnata dal contribuente, con cessazione della materia del contendere ed estinzione del processo.

Avv. Silvia Zazzarini 


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