MANIFESTARE INTOLLERANZA NEI CONFORNTI DEL PM IN UDIENZA È REATO


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La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 48555 del 2019 ha chiarito che, insultare e manifestare intolleranza nel confronti del PM in udienza configura il reato di oltraggio a un magistrato in udienza, punito ex art. 343 c.p.

La norma in esame stabilisce che:

“Chiunque offende l’onore o il prestigio di un magistrato in udienza è punito con la reclusione fino a tre anni.

La pena è della reclusione da due a cinque anni, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.

Le pene sono aumentate se il fatto è commesso con violenza o minaccia”.

Nello specifico la Corte d’Appello aveva confermato la decisione di primo grado, che aveva condannato l’imputato per il reato ex art. 343 c.p., per aver offeso l’onore ed il prestigio del rappresentante della pubblica Accusa di udienza, nell’ambito di un procedimento che lo vedeva come autore di gravi reati.

Al termine di un’udienza penale per il delitto di tentato omicidio di due cittadini extracomunitari per il quale veniva emessa pronuncia di condanna di 19 anni di reclusione a carico dell’odierno imputato si era verificato un episodio spiacevole nel confronti del P.M. in udienza.

Nello specifico, alla lettura del dispositivo, i parenti dell’imputato avevano iniziato ad urlare ed inveire e, lo stesso, aveva pronunciato le seguenti parole: “adesso è contento Pubblico Ministero”, accompagnate da un applauso.

Gli Ermellini, intervenuti sul punto hanno rammentato che

“ai fini della configurabilità del delitto di oltraggio ad un magistrato in udienza, rientrano nell’ambito del legittimo esercizio del diritto di critica le espressioni o gli apprezzamenti che investono la legittimità o l’opportunità del provvedimento in sé considerato, non invece quelli rivolti alla persona del magistrato”.

La Cassazione, con la pronuncia n. 14201 del 2009 ha chiarito che

“l’esercizio del diritto di critica presuppone che le espressioni debbano essere contenute in termini corretti e misurati e non assumano toni lesivi della onorabilità del destinatario”.

La ratio della norma sopra citata è quella di tutelare lo Stato nell’esercizio della funzione giudiziaria ed il reato sussiste ogni qual volta tale interesse viene leso con espressioni di scherno o di minaccia nei riguardi di chi in quel momento esercita la funzione di magistrato.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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