LEGGE “SALVA SUICIDI”: PIANO DEL CONSUMATORE E FORME DI IMPUGNAZIONE

E’ ammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto di rigetto del reclamo proposto nei confronti del provvedimento con cui il Tribunale, in composizione monocratica, abbia respinto l’istanza di omologazione del piano proposto dal consumatore nell’ambito della procedura di sovraindebitamento disciplinata dalla Legge 3 del 2012, detta altrimenti Legge “Salva-suicidi”

Cassazione civile Sez. I , Sent., 23-02-2018, n. 4451 

I fatti di causa

Una società Agricola ricorre in Cassazione nei confronti dei suoi creditori avverso la pronuncia con cui il Tribunale rigettava il reclamo presentato dalla  ricorrente contro il provvedimento  con cui lo stesso Tribunale in composizione monocratica respingeva l’istanza di omologazione del piano proposto nell’ambito della procedura di sovraindebitamento disciplinata dalla Legge 3 del 2012, altrimenti detta “Legge salva-suicidi“.

Il provvedimento impugnato aveva evidenziato che la proposta specificamente formulata dalla società Agricola non era atta a superare il vaglio:

– della legittimità della proposta, non essendo rispettoso della legge il trattamento proposto per i creditori privilegiati;

– della fattibilità giuridica, in ragione della “eccessiva aleatorietà del piano spalmato in un arco temporale troppo vasto“;

– della convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria, apparendo questa decisamente più solida e sicura rispetto all’eventualità di un pagamento dei creditori “sulla base di un autofinanziamento del tutto incerto in quanto derivante dalla gestione dell’impresa in un periodo di quindici anni ovvero dalla liquidità proveniente dal finanziamento di un terzo, da erogarsi entro il 2028“.

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L’aspetto che qui ci interessa riguarda l’eccezione di iinammissibilità del ricorso per difetto dei presupposti richiesti dalla norma dell’art. 111 Cost. formualata in memoria da un creditore resistente.

Tale eccezione di inammissibilità del ricorso, si riporta ai contenuti dell’ordinanza emessa da questa Corte in data 14 marzo 2017, n. 6516, per assumere che l’impugnato provvedimento del Tribunale si manifesta in sè stesso “privo dei caratteri della decisorietà e definitività” che sono necessari per la ricorribilità dei provvedimenti in cassazione.

La decisione della Corte

“A tale proposito, va subito rilevato che l’ordinanza di Cass. n. 6516/2017, richiamata a conforto da […], non s’attaglia in realtà alta fattispecie tipo che è qui concretamente in esame. In effetti, tale pronuncia riguarda il caso del provvedimento di rigetto del reclamo avverso quello relativo all’ammissibilità del piano di risanamento ai sensi dell’art. 10 Legge citata, che per l’appunto viene dichiarato non impugnabile ex art. 111 Cost. Nella presente sede propriamente rileva invece – come si è già esplicitato – la diversa ipotesi del provvedimento di rigetto del reclamo avverso quello inerente all’omologa del piano di cui agli artt. 12 e 12 bis medesima Legge.

Per la stessa ragione risultano non conferenti alla presente sede la sentenza di Cass., 1 febbraio 2016 n. 1869 e le ordinanze di Cass., 8 agosto 2017 n. 19470 e di Cass., 3 novembre 2017 n. 26201, che pure si sono espresse nel senso della non ricorribilità per cassazione avverso provvedimenti attinenti alla procedura di sovraindebitamento. Tutte queste pronunce concernono infatti non già la fase finale della procedura di sovraindebitamento, come rappresentata dall’omologa, bensì la fase iniziale ovvero momenti intermedi di tale procedura”.

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Più attinenti, osserva la Corte, sono solo due precedenti:

1. sentenza di Cass., 20 dicembre 2016, n. 26328, che ritiene ammissibile la ricorribilità ex art. 111 contro il provvedimento di reclamo di quello relativo all’omologa, pur senza svolgere una specifica motivazione in proposito.

2.ordinanza 1 agosto 2017, n. 19117, che per contro ha valutato di per sè stesso inammissibile il ricorso avverso il decreto di annullamento di quello di omologa del presentato piano.

“A sostegno della soluzione così adottata quest’ultima pronuncia ha posto, essenzialmente, il rilievo che “ai sensi dell’art. 12, comma 2 Legge citata il procedimento di omologazione… è soggetto alle norme generali dei procedimenti in camera di consiglio (art. 737 c.p.c. e ss.)“; e, ancor più in particolare, che “in base all’art. 742 c.p.c., rientrante tra le disposizioni esplicitamente richiamate dall’art. 12, comma 2, i decreti emessi a seguito dei procedimenti in camera di consiglio possono essere in ogni tempo modificati o revocati, salvi i diritti acquistati dai terzi di buona fede in forza di convenzioni anteriori alla modifica o alla revoca“.

Il Collegio non ritiene di condividere la prospettiva assunta dalla pronuncia per ultimo richiamata, nè la soluzione che la stessa è venuta ad accogliere.”

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La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass., 28 settembre 2017, n. 22693; Cass., 22 giugno 2017, n. 15548; Cass., 21 novembre 2016, n. 23633; Cass., 16 settembre 2015, n. 18194; Cass., 10 maggio 2013, n. 11218) non esclude a priori la ricorribilità ex art. 111 Cost. dei provvedimenti camerali, riconoscendola per contro laddove si tratti di provvedimenti non già gestori, bensì decisori e puntualizzando, al riguardo, che ci si trova di fronte a ipotesi di produzione di “giudicato rebus sic stantibus” .

E’ orientamento tradizionale ritenere ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. nei confronti dei provvedimenti che siano dotati dei requisiti della definitività e della decisorietà.

Il provvedimento che ha oggetto l’omologa del piano di risanamento risulta dotato del requisito della definitività – non essendo certo revocabile in dubbio che lo stesso sia “non altrimenti impugnabile” -, nonchè di quello rappresentato dalla decisorietà.

A mente dalla pronuncia di Cass. SS. UU. 28 dicembre 2016 n. 27073, questo requisivo risulta a sua volta scomponibile in due profili, peraltro intimamente collegati tra loro, quando non interdipendenti:

-il “carattere contenzioso del procedimento” che in concreto venga considerato;

-l’idoneità del provvedimento, che lo conclude, a “decidere su diritti soggettivi“, secondo quanto è “effetto tipico della giurisdizione contenziosa, di quella cioè che si esprime su una controversia“.

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Conclude quindi la Corte in merito all’eccezione formulata osservando che

“con riferimento al provvedimento sull’omologa del piano di risanamento il profilo del carattere contenzioso risulta soddisfatto dalla prescrizione di cui all’art. 12 bis Legge del sovraindebitamento, in specie là dove la norma viene a prescrivere che il giudice “fissa immediatamente con decreto l’udienza, disponendo, a cura dell’organismo di composizione della crisi, la comunicazione, almeno trenta giorni prima, a tutti i creditori della proposta e del decreto“.

Quello della destinazione del provvedimento a statuire su diritti soggettivi, poi, risulta soddisfatto da ciò che l’art. 12 ter Legge in questione dispone il blocco delle azioni esecutive individuali e l'”obbligatorietà” del piano omologato per tutti i creditori anteriori alla procedura.”

Avv. Tania Busetto


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