L’ADOZIONE IN ITALIA DA PARTE DI UNA COPPIA DELLO STESSO SESSO

Coppia dello stesso sesso e riconoscimento adozione internazionale in Italia

Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza n. 14007 del 2018

La Corte d’Appello di Napoli aveva riconosciuto l’efficacia nel nostro ordinamento giuridico delle sentenze di adozione del giudice francese per due bambini, ordinando ai Sindaci di due Comuni la trascrizione di suddette annotazioni nei registri degli atti di nascita.

Nel caso in oggetto, due donne, entrambe cittadine francesi, la prima anche Italiana, erano unite da una relazione stabile sin dagli anni ’80, sfociata poi nel 2000 nella stipula presso il Consolato Francese a Napoli di un patto civile di solidarietà, previsto dalla legislazione francese, e nel 2013, nel matrimonio contratto in virtù della legge francese n. 404/2013.

Entrambe erano residenti dagli anni ’90 anche in Italia dove svolgevano la professione di docenti universitarie. In questo tempo le due donne, grazie all’inseminazione artificiale avevano partorito due bambini; ciascuna delle quali aveva adottato il figlio biologico dell’altra, con adozione piena di diritto francese.

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Secondo la Corte d’Appello, le suddette adozioni, pronunciate all’interno di uno Stato europeo, non sono contrarie all’ordine pubblico.

Avverso tale decisione, i giudici dei due Comuni sono ricorsi in Cassazione, sostenendo che l’adozione è consentita solo ai coniugi uniti in matrimonio, matrimonio che nel nostro ordinamento è concesso solamente a persone aventi sesso diverso.

L’art. 41 della l. n. 218/1995, nel consentire il riconoscimento dei provvedimenti stranieri in materia di adozione, richiama la disciplina dettata dagli artt. 64,65 e 66 della medesima legge per il riconoscimento dell’efficacia delle sentenze e dei provvedimenti stranieri, facendo salve le disposizioni delle leggi speciali in materia di adozione dei minori.

Gli artt. 29 e seguenti disciplinano l’adozione di minori stranieri, disponendo che la stessa ha luogo in conformità con i principi e secondo le direttive della Convenzione dell’Aja.

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L’art. 29-bis dispone che la disciplina in esame si applica all’adozione di un minore straniero residente all’estero, se gli adottanti sono persone residenti in Italia o cittadini italiani residenti in uno Stato straniero, che soddisfano le condizioni dettate dall’art. 6 della medesima legge.

La disciplina dell’adozione di minori stranieri contenuta nel titolo III della l. 184/1983, non è applicabile al caso in oggetto, pertanto risulta corretto quanto disposto dalla Corte d’Appello che ha ritenuto che il riconoscimento dell’adozione piena francese, sia soggetto alla disciplina prevista dagli artt. 64 e seguenti della l. 218/94.

Il giudizio inerente la compatibilità con l’ordine pubblico, secondo il diritto internazionale privato, ai sensi degli artt. 64 e ss. L. 218/1995, è finalizzato non ad indurre nel nostro paese direttamente la legge straniera, ma solamente a riconoscere effetti in Italia ad uno specifico atto o provvedimento straniero.

Le Sezioni Unite, in una recente sentenza hanno affermato che:

“il rapporto tra l’ordine pubblico dell’Unione e quello di fonte nazionale non è di sostituzione ma di autonomia e coesistenza, cosicché la sentenza straniera che sia applicativa di un istituto non regolato dall’ordinamento nazionale, quand’anche non ostacolata dalla disciplina Europea, deve misurarsi con il portato della Costituzione e di quelle leggi che, come nervature sensibili, fibre dell’apparato sensoriale e delle parti vitali di un organismo, inverano l’ordinamento costituzionale”.

Il legislatore italiano non ha specificamente disciplinato l’adozione da parte di una coppia dello stesso sesso, e quindi nel caso in esame, il principio del superiore interesse del minore opera quale limite alla valenza della clausola di ordine pubblico, che va valutata caso per caso.

Gli Ermellini rigettano il ricorso presentato dai due Sindaci.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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