LA CASSAZIONE PRECISA: LA PARTE NON PUO’ MAI RICORRERE PERSONALMENTE PER CASSAZIONE

La Corte di Cassazione, Sezioni Unite penali, con la sentenza numero 8914/2018 precisa  la parte non può ricorrere personalmente per Cassazione per nessun provvedimento, comprese le misure cautelari

Le Sezioni Unite rammentano che l’articolo 613 del codice di procedura penale ha valore generale.

“1.L’atto di ricorso, le memorie e i motivi nuovi devono essere sottoscritti, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della Corte di Cassazione. Davanti alla corte medesima le parti sono rappresentate dai difensori.

2.Per tutti gli atti che si compiono nel procedimento davanti alla corte, il domicilio delle parti è presso i rispettivi difensori, salvo quanto previsto dal comma 4. Il difensore è nominato per la proposizione del ricorso o successivamente; in mancanza di nomina il difensore è quello che assistito la parte nell’ultimo giudizio, purché abbia i requisiti indicati nel comma 1.

3.Se l’imputato è privo del difensore di fiducia, il presidente del collegio provvede a norma dell’articolo 97.

4.Gli avvisi che devono essere dati al difensore sono notificati anche all’imputato che non sia assistito da difensore di fiducia.

5.Quando il ricorso concerne gli interessi civili, il presidente, se la parte ne fa richiesta, nomina un difensore secondo le norme sul patrocinio dei non abbienti”.

 

Pertanto, in base a tale articolo, la parte non può ricorrere personalmente per Cassazione per nessun provvedimento, comprese le misure cautelari.

Il riconoscimento del diritto di impugnazione dei provvedimenti cautelari in capo all’imputato o all’indagato non esclude il rispetto delle regole generali per l’esercizio dello ius postulandi dinanzi alla Corte di Cassazione, disposto dal primo comma dell’art. 613 c.p.p.

Si tratta di una conclusione alla quale sono giunte le Sezioni Unite penali con una recente pronuncia, la sentenza n. 8914/2018 e che, sostanzialmente, vuole dire che il ricorso in sede di legittimità presuppone sempre, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione da parte di difensori iscritti nell’albo speciale e non può mai essere proposto personalmente dalla parte.

Le Sezioni Unite, nella sentenza in oggetto, hanno anche sottolineato i rischi nei quali ci si imbatterebbe se si giungesse ad una interpretazione differente della nuova norma, che lasci all’imputato la possibilità di ricorrere personalmente in Cassazione, contro un provvedimento cautelare e limiti l’ambito di applicazione dell’art. 613 del codice di procedura penale al solo ricorso ordinario.

Seguendo tale orientamento, si rischierebbe la produzione “di effetti quanto meno disomogenei”; infatti basta pensare alle implicazioni che possono nascere dal

“possibile innesto di un procedimento cautelare personale all’interno del processo di merito, con la figura dell’imputato detenuto che, da un lato, avrebbe la facoltà di proporre personalmente ricorso avverso i provvedimenti de libertate, dall’altro lato non potrebbe impugnare con lo stesso mezzo la decisione di condanna se non con l’ausilio di un difensore abilitato al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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