IL MUTUO PER ESTINGUERE PREGRESSE POSIZIONI DEBITORIE


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Può la Banca concedere al cliente un mutuo al solo fine di estinguere le pregresse esposizioni debitorie nei suoi confronti?

Tribunale di Cassino, sentenza n. 969 del 18 luglio 2019

È valido il mutuo fondiario stipulato dal cliente all’istituto di credito al solo scopo di estinguere pregresse esposizioni debitorie nei suoi confronti?

Nel caso di specie, con atto di citazione, l’amministratore unico e legale rappresentante della società, aveva introdotto il giudizio di merito dell’opposizione all’esecuzione, instaurata dall’istituto di credito convenuto a mezzo atto di pignoramento immobiliare, in forza del contratto di mutuo fondiario con il quale la banca aveva concesso ed erogato alla società l’importo di euro 75 mila.

L’opponente aveva dichiarato che venisse accertata la nullità e/o l’inefficacia della procedura esecutiva, previa declaratoria di nullità del contratto di mutuo fondiario ovvero previa pronuncia di annullamento del medesimo contratto ex art. 1439 c.c. per carenza di causa ex artt. 1418 e 1325 c.c., per aver l’istituto di credito concluso il contratto di mutuo con il solo fine di estinguere pregresse esposizioni debitorie nei confronti dello stesso.

Parte opposta al contrario aveva evidenziato come il mutuo fondiario non configurasse un mutuo di scopo e potesse essere utilizzato anche per il ripianamento di una passività pregressa.

Il Tribunale intervenuto aveva chiarito come in via preliminare si dovesse rilevare che il mutuo è quel contratto con il quale una parte consegna all’altra una determinata somma di denaro o altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della medesima specie e quantità e può assumere anche una causa finalistica ulteriore all’interno della causa tipica di prestito.

In particolare “il mutuo di scopo si sostanza nell’obbligo per il mutuatario, oltre la restituzione e il pagamento degli interessi, di perseguire una certa finalità per la quale la somma o i beni sono stati dati. In ciò si distingue dal mutuo modale, che si caratterizza per la presenza di una clausola modale”.

Nel mutuo di scopo si insinua una vera e propria causa finalistica ulteriore al prestito, finalizzata alla realizzazione di un interesse di entrambe le parti del rapporto e di eventuali terzi.

Nel caso di specie il titolo esecutivo era costituito da un mutuo fondiario che, in base all’art. 38 del D.Lgs. n. 385 del 1993 viene definito come:

“il credito fondiario che ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili”.

Secondo costante orientamento giurisprudenziale, per quanto concerne la loro natura giuridica, si è affermato che:

“non trattasi di mutuo di scopo, poiché nessuna delle norme da cui esso è regolato impone una specifica destinazione dei beni concessi, né vincola il mutuatario al conseguimento di una determinata finalità, ma si qualifica nella possibilità da parte del mutuatario che sia proprietario di immobili rustici o urbani, di concedere una garanzia ipotecaria”.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 175 del 2004 aveva dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38 del D.Lgs. n. 385 del 1993, escludendo pertanto che il credito fondiario, a differenza di quello edilizio, fosse un mutuo di scopo e sancendo che l’art. 38 sopra citato identificasse l’oggetto del mutuo con la concessione, da parte dell’istituto di credito, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili, senza necessità che la somma mutuata sia destinata in concreto ad un’opera edilizia o fondiaria.

Pertanto il mutuatario era libero di scegliere come destinare le somme ricevute, anche per ripianare i debiti precedentemente contratti.

Sulla base di quanto appena enunciato, consolidata giurisprudenza si è pronunciata nel senso di ritenere che il mutuo fondiario stipulato per ripianare precedenti debiti non sia nulla, in quanto

“il mutuo de quo non può essere considerato come mutuo di scopo”.

Con la sentenza di Cassazione n. 943 del 2012 si è precisato che:

“essendo il contratto di credito fondiario connotato dalla concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili, lo scopo del finanziamento non entra nella causa del contratto, che è data dall’immediata disponibilità di denaro a fronte della concessione di garanzia ipotecaria immobiliare, con restituzione della somma oltre il breve termine; laddove invece, nel mutuo di scopo, legale o convenzionale, la destinazione delle somme mutuate è parte inscindibile del regolamento di interessi e l’impegno assunto dal mutuatario ha rilevanza corrispettiva nell’attribuzione della somma, quindi rilievo causale nell’economica del contratto”.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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