COLPA DEL PEDONE SE INCIAMPA PERCHÉ È DISTRATTO


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Colpa del pedone se inciampa perché distratto

Corte di Cassazione, sesta sezione civile, ordinanza n. 33724 del 2019

Nel caso di specie il ricorrente aveva convenuto in giudizio il Comune di Como al fine di sentirlo condannare al risarcimento dei danni da questo patiti in seguito ad una caduta causata dal dissesto della strada del centro cittadino.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano rigettato la domanda risarcitoria, ritenendo che non fosse stata raggiunta la prova che l’incidente si fosse verificato nel luogo di incidenza delle condizioni della pavimentazione, in ogni caso, stante la naturale irregolarità del porfido che costituiva il manto pedonale, e dato che la caduta era occorsa in pieno giorno doveva ritenersi che il ricorrente non avesse posto in essere l’esigibile diligenza, interrompendo così il nesso causale.

Nell’adire la Corte di Cassazione il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli articoli 2051, 1227 e 2043 c.c., poiché il giudice di secondo grado avrebbe errato mancando di considerare la natura oggettiva della responsabilità discendente dal rapporto di custodia sussistente tra l’ente locale e la strada, e non esclusa dalla mera disattenzione della vittima della cui condotta non era stata accertata la natura anomala o imprevedibile.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato infondato il ricorso rammentando che, secondo costante orientamento giurisprudenziale:

“in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 1, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost., sicché, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro”.

Pertanto, tanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del soggetto danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente dello stesso.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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