ASSEGNO DIVORZILE E FUNZIONE EQUILIBRATRICE DEL REDDITO DEGLI EX CONIUGI

La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostruzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi. All’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate

Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza n. 5975 del 2019

Il Tribunale di primo grado aveva dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto dai due coniugi, determinando in €100,00 mensili l’assegno divorzile spettante all’ex moglie a far data dal mese di settembre 2010.

La Corte d’Appello, in parziale riforma della decisione di primo grado aveva accolto le doglianze del ricorrente fissando la decorrenza dell’assegno divorzile dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado, ossia dal 21 maggio 2013.

Il ricorrente nell’adire la Corte di Cassazione lamenta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 5 della l. n. 898 del 1970.

Gli Ermellini nel respingere il ricorso richiamano la sentenza n. 18287 del 2018 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con cui si è chiarito che in materia di assegno divorzile:

“La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostruzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi. All’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate”.

Inoltre nella sentenza sopra citata si legge  che:

“Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto”.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello si era conformata ai principi sopra espressi superando la statuizione di primo grado sul piano motivazionale prevalentemente centrata sul criterio del tenore di vita, ed aveva valorizzato la complessa natura dell’assegno divorzile.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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