SULLO STALKING

Ancora una sentenza sullo stalking

Corte di Cassazione, quinta sezione penale, sentenza n. 40153 del 2018

La Corte d’Appello aveva confermato la decisione del GUP del Tribunale che aveva statuito la responsabilità penale dell’imputato in ordine ai delitti di violenza privata, lesioni aggravate ed atti persecutori nei confronti di una donna.

L’imputato era ricorso in Cassazione, sostenendo la violazione della legge penale in riferimento alla sussistenza della fattispecie ex art. 612 bis c.p., in mancanza degli elementi costitutivi della condotta,

“per avere il giudice di merito ritenuto integranti plurimi atti persecutori fatti oggetto di accertamento in diversi procedimenti penali o già accertati con sentenza, potendo rilevare solamente i segmenti della condotta per i quali il p.m. non avesse esercitato l’azione penale”.

Vedi anche

LO STALKING A MEZZO SOCIAL E CHAT

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Gli Ermellini investiti della questione hanno accolto il ricorso dell’imputato, ritenendo che, dovesse essere applicato al caso di specie il principio enunciato dalle Sezioni Unite, nella sentenza n. 34655 del 2005, secondo il quale non può essere nuovamente promossa l’azione penale per un fatto e contro una persona per i quali un processo sia già pendente, anche se in fase o grado differenti, nella stessa sede giudiziaria e su iniziativa dello stesso ufficio del p.m.

Detta ampia interpretazione del concetto del ne bis in idem, rende evidente che se un fatto ha costituito materia di esercizio dell’azione penale nell’ambito di un procedimento, lo stesso ufficio del p.m. non potrà più, nella stessa sede giudiziaria, procedere nuovamente per la medesima fattispecie, anche diversamente qualificata, iscrivendo un nuovo procedimento contro lo stesso soggetto.

Vedi anche

LE SEZIONI UNITE FANNO CHIAREZZA SUL REATO DI STALKING

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

L’operatività del principio sopra enunciato fa sì che:

“i fatti che non possono essere contestati non possono neppure essere valorizzati come elemento integrante la nuova condotta. Possono essere soltanto, valutati come antecedente storico-giuridico, come accade quando si valorizza un reato definitivamente accertato, secondo il disposto e con le modalità dell’art. 238 bis c.p.p.”.

Secondo costante orientamento giurisprudenziale anche i fatti di molestie o minacce avvenuti prima della data di entrata in vigore della L. n. 38 del 2009, che ha introdotto il reato di atti persecutori, anche se non addebitabili a tale titolo di reato, possono dispiegare valenza dimostrativa ai fini della lettura e interpretazione soprattutto della gravità di altri fatti di molestia ricadenti nell’alveo applicativo della norma incriminatrice sopravvenuta.

Vedi anche

ASPETTI DEL REATO DI STALKING

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

“Si configura il delitto di atti persecutori nella ipotesi in cui, pur essendosi la condotta persecutoria instaurata in epoca antecedente, si accerti, anche dopo l’entrata in vigore del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito con L. 23 aprile 2009, n. 38, la reiterazione di atti di aggressione e di molestia idonei a creare nella vittima lo status di persona lesa nella libertà morale in quanto condizionata da costante stato di ansia e di paura”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Potrebbe interessarti

Questo sito utilizza cookie anche di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi