SULL’INDEBITA COMPENSAZIONE


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Come si prova il reato di indebita  compensazione?

Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza n. 44737 del 2019

La Corte di Cassazione, terza sezione penale, con la pronuncia n. 44737 del 2019 è intervenuta per affermare che il reato di indebita compensazione, disciplinato dall’articolo 10-quater del D.Lgs. n. 74/2000, affinché sia provato deve risultare dal modello F24 con cui l’indebita compensazione è stata materialmente effettuata.

L’articolo 10-quater del D.Lgs. n.74/2000 in materia di indebita compensazione, dispone che:

“1. E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro.

2. E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro”.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno ricordato che

“la condotta del rato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 quater, si caratterizza per il mancato versamento di somme dovute utilizzando in compensazione, ai sensi del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17, crediti non spettanti o inesistenti. Non è, dunque, sufficiente, a integrare il reato, un mancato versamento, ma occorre che lo stesso risulti, a monte, formalmente “giustificato” da una operata compensazione tra le somme dovute all’Erario e crediti verso il contribuente, in realtà non spettanti od inesistenti. E’ del resto, proprio la condotta, necessaria, di compensazione ad esprimere la componente decettiva o di frode insita nella fattispecie e che rappresenta il quid pluris che differenzia il reato di cui all’art. 10 quater, rispetto ad una fattispecie di semplice omesso versamento. Il delitto di indebita compensazione si consuma, di conseguenza, al momento della presentazione dell’ultimo modello F24 relativo all’anno interessato e non in quello della successiva dichiarazione dei redditi, in quanto, con l’utilizzo del modello indicato, si perfeziona la condotta decettiva del contribuente, realizzandosi il mancato versamento per effetto dell’indebita compensazione di crediti in realtà non spettanti in base alla normativa fiscale”.

Pertanto l’indebita compensazione deve risultare dal modelli F24 mediante il quale la stessa è stata realizzata, indicandovi in compensazione crediti inesistenti o non spettanti.

Avv. Tania Busetto

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