SULLA RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO IN CASO DI UTILIZZO DEL PROPRIO MEZZO


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Utilizzo del proprio mezzo e responsabilità del datore di lavoro

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 25689 del 2019

Il giudice di secondo grado, in riforma della decisione del Tribunale, aveva respinto la domanda con la quale il ricorrente aveva chiesto la condanna di Poste Italiane, sua datrice di lavoro, al risarcimento dei danni patrimoniali e non, conseguenti all’infortunio lavorativo, occorsogli allorquando, mentre trasportava materiale postale da distribuire su un ciclomotore di sua proprietà, che utilizzava in seguito ad autorizzazione ex lege n. 971 del 1969, aveva perso il controllo del veicolo cadendo a terra e riportando un trauma contusivo e diverse fratture.

Secondo la Corte d’Appello la circostanza che il datore di lavoro non aveva fornito al dipendente il casco, non si poneva in nesso causale con l’infortunio occorso, riguardante l’arto inferiore destro. Invece, l’utilizzo del mezzo proprio autorizzato ex lege n. 971 del 1969, a fronte di una corresponsione di una specifica indennità, non poteva che implicare una completa autonomia operativa del prestatore con conseguente inapplicabilità delle prescrizioni sulla ricorrenza di un mezzo fornito dal datore di lavoro.

Nell’adire la Corte di Cassazione il ricorrente lamenta l’omesso esame circa le caratteristiche della prestazione richiesta, all’eccessivo carico imposto da portare sul ciclomotore, alla mancata fornitura di strumenti e dotazioni per il trasporto del carico e per il suo fissaggio e da ultimo censura la sentenza impugnata per aver ritenuto che l’utilizzo del proprio mezzo esonerasse il datore di lavoro dall’adozione delle precauzioni necessarie a garantire lo svolgimento in sicurezza della prestazione lavorativa.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione, hanno ritenuto fondato il ricorso, rammentando che secondo costante orientamento giurisprudenziale

“la responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087 c.c., pur non essendo di carattere oggettivo, deve ritenersi volta a sanzionare l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro, tenuto conto del concreto tipo di lavorazione e del connesso rischio”.

L’osservanza del generico obbligo di sicurezza ex art. 2087 c.c., impone al datore di lavoro l’adozione delle relative misure di sicurezza c.d. “innominate”; pertanto incombe su di lui, ai fini della prova liberatoria, l’onere di far risultare l’adozione di comportamenti specifici che siano suggeriti da conoscenze sperimentali e tecniche.

Il solo limite che incontra la responsabilità datoriale riguarda l’inesigibilità del datore di lavoro della predisposizione di accorgimenti idonei a fronteggiare cause di infortunio del tutto imprevedibili.

Per tali motivi

“l’ampiezza del contenuto dell’obbligo di sicurezza gravante ex art. 2087 c.c., sulla parte datoriale, obbligo che deve necessariamente conformarsi e misurarsi sulle concrete modalità di espletamento della prestazione di lavoro dipendente, non consente di accedere all’assunto della Corte di merito secondo il quale l’autorizzazione all’uso del mezzo proprio ed il pagamento della connessa indennità, implicando la completa autonomia operativa del prestatore, comportano l’esonero per la parte datoriale da ogni responsabilità collegata alla guida del mezzo”.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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