REDDITO DEI CONIUGI: PUÒ ESSERE DESUNTO ANCHE DA PRESUNZIONI SEMPLICI


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La Corte di Cassazione, sesta sezione civile, con la ordinanza n. 5279 del 2020, qui in commento, è intervenuta per chiarire che, in fase di separazione personale e nell’atto di stabilire l’importo dell’assegno di mantenimento dovuto da un coniuge all’altro, il reddito dell’obbligato può essere desunto anche tramite presunzioni semplici, purché esse siano fondate su elementi gravi, precisi e concordanti

Nel caso di specie, la Corte d’Appello, in parziale riforma della decisione del Tribunale di primo grado, in merito ad una controversia riguardante la separazione persona di due coniugi, aveva aumentato l’assegno mensile che il marito doveva corrispondere alla moglie, quale mantenimento suo e dei suoi figli.

Nell’adire la Corte di Cassazione il ricorrente lamenta vizio di motivazione e violazione dell’art. 2729 c.c., per aver i giudici di merito basato la propria decisione su una presunzione semplice, influenzata da altre presunzioni semplici, in mancanza di gravità, precisione e concordanza degli elementi indiziari, laddove la Corte d’Appello era giunta a ritenere che lo stesso continuasse a percepire maggiori redditi da lavoro anche successivamente ad una delibera dell’assemblea dei soci che diminuiva i suoi emolumenti, determinando in tal modo un aumento dell’assegno di mantenimento dovuto.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno respinto il ricorso, osservando come i giudici di merito, avendo dato atto delle emergenze documentali invocate dall’uomo, aveva altresì ritenuto che queste non rappresentassero la sua reale capacità contributiva, attraverso un ragionamento logico di tipo presuntivo, basandosi anche sul fatto che il ricorrente era socio al 50% con la sorella di una srl, pertanto la riduzione del compenso era stata scelta dallo stesso.

Inoltre, la tempistica della delibera rispecchiava le vicende familiari; per tali motivi

“la decisione impugnata risponde al principio secondo il quale il ragionamento presuntivo deve articolarsi in due momenti, occorrendo che il giudice valuti, prima, in maniera analitica ognuno degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, rivestano i caratteri della precisione e della gravità, procedendo, solo successivamente, a una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati, per accertare se essi siano concordanti e idonei, nella loro combinazione, a fornire una valida prova presuntiva”.


Come disposto dalla Cassazione, con la pronuncia n. 15737 del 2003

” la censura in ordine all’utilizzo o meno del ragionamento presuntivo non può limitarsi ad affermare un convincimento diverso da quello espresso dal giudice di merito, ma deve fare emergere l’assoluta illogicità e contraddittorietà del ragionamento decisorio, restando peraltro escluso che la sola mancata valutazione di un elemento indiziario possa dare luogo al vizio di omesso esame di un punto decisivo”.

Avv. Tania Busetto

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