QUANDO FILMARE ATTIMI DI VITA PRIVATA ALTRUI INTEGRA REATO

Risponde ex art. 615 bis c.p. il marito che riprende la moglie

Corte di Cassazione, quinta sezione penale, sentenza n. 36109 del 2018

In quali casi scatta il reato ex art. 615 bis c.p.? Filmare attimi di vita privata rientra nella previsione della norma in questione?

Nel caso al vaglio della Corte di Cassazione, un uomo era stato condannato per interferenze illecite nella vita privata della moglie, per averla filmata a sua insaputa mentre questa era intenta a prendersi cura della propria persona.

L’articolo sopra menzionato dispone che:

“Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato”.

L’oggetto giuridico del reato in questione è la riservatezza domiciliare; oggetto di tutela pertanto è la protezione spaziale della personalità nei luoghi in cui questa di manifesta privatamente.

La norma incriminatrice sanziona i comportamenti di interferenza posti in essere da chiunque sia estraneo agli atti di vita privato oggetto di indebita captazione. Ciò in quanto altrimenti il bene giuridico della riservatezza domiciliare non risulterebbe leso. Quindi, chi partecipa con l’assenso della persona offesa alla scena ritratta non può essere soggetto attivo del reato, come chiarito dalla quinta sezione di questa corte, con la sentenza n. 22221 del 2017.

Da quanto appena detto sembra che il marito che riprenda la moglie mentre è sotto la doccia non rientri nella fattispecie incriminatrice, ma invece non è così; vediamo quanto disposto dagli Ermellini con la sentenza in commento.

Per escludere la rilevanza penale della condotta non è decisivo che il fatto si estrinsechi nell’abitazione di chi ne sia autore, dato che ciò che rileva è che dominus loci non sia estraneo al momento di riservatezza captato.

Detto ciò, risponde del reato ex art. 615-bis c.p. anche ci predispone mezzi di captazione visiva o sonora nella propria abitazione carpendo immagini o notizie riguardanti la vita privata degli altri soggetti che vi si trovino, siano essi stabili conviventi o ospiti occasionali.

Non risponde del reato in questione colui che condivide con i medesimi soggetti e con il loro consenso l’atto di vita privata.

Pertanto, il discrimine tra l’interferenza illecita e quella lecita non è dato dalla natura del momento di riservatezza violato, ma dal fatto che il soggetto attivo vi sia stato o meno partecipe.

Nel nostro caso l’uomo filmando la moglie durante un suo momento intimo, al quale lo stesso non era ammesso a parteciparvi si è reso colpevole del reato in questione.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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