NON MANTENERE I PROPRI FIGLI È UN REATO DI NATURA PERMANENTE


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In tema di reati contro la famiglia, la fattispecie di cui all’art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970, richiamata dalla previsione di cui all’art. 3 della legge n. 54 del 2006, che punisce il mero inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice a favore dei figli economicamente non autonomi, è reato perseguibile d’ufficio a natura permanente, la cui consumazione termina con l’adempimento integrale dell’obbligo ovvero con la data di deliberazione della sentenza di primo grado, quando dal giudizio emerga espressamente che l’omissione si è protratta anche dopo l’emissione del decreto di citazione a giudizio

Corte di Cassazione, sesta sezione penale, sentenza n. 37090 del 2019

Il genitore che in seguito a separazione coniugale non mantenga i propri figli, anche se la querela è stata rimessa, può essere penalmente perseguio?

Il reato di cui all’articolo 3 della L. n. 54 del 2006 è un reato permanente e perseguibile d’ufficio se commesso ai danni di minori di anni diciotto, e pertanto anche nel caso in cui sia intervenuta la remissione di querela il reato non si estingue.

Nel caso di specie il Tribunale di primo grado aveva dichiarato di non doversi procedere nei confronti dell’imputato, padre di tre figli minorenni, per essersi sottratto per oltre sei mesi al pagamento del loro mantenimento, come disposto in sede di separazione perché il reato era da ritenersi estinto per intervenuta remissione di querela.

Nel ricorrere in Cassazione viene denunciata la violazione dell’articolo 3 della L. n. 54 del 2006 perché il reato in oggetto è perseguibile d’ufficio nel caso in cui, come nella vicenda in esame, sia commesso in danno dei figli minori degli anni diciotto.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso rammentando che secondo costante orientamento giurisprudenziale:

“in tema di reati contro la famiglia, la fattispecie di cui all’art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970, richiamata dalla previsione di cui all’art. 3 della legge n. 54 del 2006, che punisce il mero inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice a favore dei figli economicamente non autonomi, è reato perseguibile d’ufficio a natura permanente, la cui consumazione termina con l’adempimento integrale dell’obbligo ovvero con la data di deliberazione della sentenza di primo grado, quando dal giudizio emerga espressamente che l’omissione si è protratta anche dopo l’emissione del decreto di citazione a giudizio”.

Tale principio è stato ribadito anche dalla pronuncia di Cassazione n. 23794 del 2017.

Non vi è alcun dubbio che, quanto ai fatti commessi antecedentemente l’entrata in vigore del decreto legislativo 1 marzo 2018, n. 21, vi sia continuità normativa tra la fattispecie prevista dall’art. 570-bis del codice penale e quella prevista dall’articolo 3 della legge 8 febbraio 1006, n. 54.

Per tali motivazioni la sentenza impugnata deve essere annullata e rinviata la decisione al Giudice per le indagini preliminari affinché proceda nuovamente al giudizio applicando i principi sopra espressi.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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