NO ALLA TASSAZIONE DELLA CAPARRA PENITENZIALE


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Sia la Commissione tributaria Provinciale che la Commissione Tributaria Regionale avevano rigettato le doglianze attoree nei confronti dell’Agenzia delle Entrate in relazione ad una presunta plusvalenza non dichiarata. La vicenda in esame trae origine dalla promessa di vendita di alcuni terreni, senza che tuttavia si addivenisse alla stipula dell’atto definitivo di trasferimento, avendo il promittente acquirente esercitato il diritto di recesso, che aveva legittimato il promittente venditore ad incassare la somma già versata a titolo di caparra penitenziale.

La domanda che ci pone è se la plusvalenza realizzata in tal modo sia soggetta a tassazione o meno.

Corte di Cassazione, quinta sezione civile, ordinanza n. 27129 del 2019

Gli Ermellini, intervenuti per dirimere la questione, hanno accolto il ricorso presentato dal contribuente, evidenziando come la sentenza impugnata non pone in dubbio la destinazione agricola dei terreni, ma assume ciò che basta a configurare l’esistenza di plusvalenza tassabile è che, riguardando il trasferimento di un intero appezzamento, “possa essere già operata in partenza la lottizzazione”, assumendo

“rilevanza l’espetto speculativo e la realizzazione di un beneficio monetario che scaturisce dall’operazione commerciale”.

Argomentando in tal modo, i giudici di merito avevano tralasciato di considerare che nel caso di specie non vi era stata alcuna vendita di terreni, non essendo stato stipulato l’atto definitivo di vendita.

Si deve precisare che non essendovi plusvalenza tassabile è esclusa la possibilità di attribuire all’importo trattenuto dal promittente venditore, come caparra penitenziale per effetto dell’esercizio del diritto di recesso della società promittente acquirente, natura di “provento conseguito in sostituzione di reddito”, nella specie plusvalenza, quale reddito diverso, assoggettabile a tassazione.

“La soggezione a tassazione dell’importo comunque incassato dal promittente venditore non può essere affermata attribuendo alla caparra penitenziale una funzione risarcitoria che le è estranea”.

L’incasso da parte del promittente venditore della caparra, considerato d’ufficio come plusvalenza tassabile, si deve considerare come il corrispettivo del diritto di recesso attribuito al promittente acquirente e, la chiara differenza che intercorre tra caparra penitenziale ex art. 1386 c.c., e la clausola penale ex art. 1382 c.c., anche in riferimento alla caparra confirmatoria ex art. 1385 c.c., impedisce di considerare la caparra incamerata quale risarcimento della perdita dei proventi che, avrebbero generato redditi tassabili, in ragione del conseguimento di una plusvalenza.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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