MATERNITÀ SURROGATA E TRASCRIZIONE DEI FIGLI NATI DA COPPIE OMOSESSUALI

Un’interessante sentenza delle Sezioni Unite sulla maternità surrogata e sulla trascrizione in Italia per i figli nati con tale tecnica da coppia omosessuale

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 12193 del 2019

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute per dirimere una questione alquanto delicata avente ad oggetto il riconoscimento nel nostro Paese della bigenitorialità di una coppia omosessuale derivante da maternità surrogata.

Nel caso di specie, due uomini, in qualità di genitori esercenti la responsabilità nei confronti di due minori, avevano proposto ricorso innanzi alla Corte d’Appello, per sentir riconoscere, in base all’art. 67 della L. n. 218 del 1995, l’efficacia nell’ordinamento Italiano del provvedimento del giudice della Corte Canadese, con cui era stato accertato il rapporto di genitorialità tra uno dei due ricorrenti ed i minori e per sentirne ordinare la trascrizione negli atti di nascita di questi da parte dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza.

Gli odierni ricorrenti avevano contratto matrimonio in Canada ed alcuni anni dopo avevano avuto i loro figli mediante l’utilizzo della procreazione medicalmente assistita. Con un primo provvedimento giudiziale, trascritto regolarmente in Italia, il Giudice canadese aveva riconosciuto che la donna che aveva messo al mondo i bambini non era la loro genitrice e che l’unico genitore era l’uomo che aveva dato il proprio patrimonio genetico.

Detto ciò, l’Ufficiale di Stato Civile aveva negato la trascrizione del provvedimento straniero con cui si riconosceva la cogenitorialità dell’atro uomo, ritenendo che non essendovi una relazione biologica con i bambini, il provvedimento Canadese si poneva in netto contrasto con l’ordine pubblico.

La Corte d’Appello  aveva ritenuto che dovesse attribuirsi rilievo alla tutela dell’interesse superiore del minore e soprattutto nel diritto di quest’ultimo alla conservazione dello “status di figlio” riconosciutogli in un atto validamente formato in un altro Stato, come conseguenza del “favor filiationis” ex artt. 13, comma terzo, e 33, commi primo e secondo della l. n. 218 del 1995 ed implicitamente riconosciuto anche dall’art. 8, part.1, della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.

Le Sezioni Unite, intervenute per dirimere la questione hanno premesso che, a differenza di quanto previsto dalla legge canadese, che ammette il ricorso alla maternità surrogata, la disciplina della procreazione medicalmente assistita, vigente in Italia, non lo consente, e il giudice di secondo grado ha ritenuto che il divieto posto dalla l. n. 40 del 2004 non precluda il riconoscimento dell’efficacia del provvedimento straniero con cui è stato accertato il rapporto di filiazione tra minori generati con l’utilizzo di tale pratica ed il genitore intenzionale, essendo disposizioni che non costituiscono espressione di principi vincolanti per il legislatore ordinario.

“In tema di riconoscimento dell’efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero, la compatibilità con l’ordine pubblico, richiesta dagli artt. 64 e ss. Della l. n. 218 del 1995, deve essere valutata alla stregua non solo dei principi fondamentali della nostra Costituzione e di quelli consacrati nelle fonti internazionali e sovranazionali, ma anche del modo in cui gli stessi si sono incarnati nella disciplina ordinaria dei singoli istituti, nonché dell’interpretazione fornitane dalla giurisprudenza costituzionale ed ordinaria, la cui opera di sintesi e ricomposizione dà forma a quel diritto vivente dal quale non può prescindersi nella ricostruzione della nozione di ordine pubblico, quale insieme dei valori fondanti dall’ordinamento di un determinato momento storico”.

Il principio appena enunciato non è stato correttamente applicato dalla sentenza impugnata.

Nel caso di specie la fattispecie che costituisce oggetto del presente giudizio rientra nell’ipotesi di maternità surrogata, proprio per il fatto che è intervenuto un accorso con una donna estranea alla coppia, che ha provveduto alla gestazione e al parto, rinunciando ad ogni diritto nei confronti dei nati.

Precisando che l’ordine pubblico internazionale è:

“il limite che l’ordinamento nazionale pone all’ingresso di norme e provvedimenti stranieri, a protezione della sua coerenza interna, non può pertanto ridursi ai soli valori condivisi dalla comunità internazionale, ma comprende anche principi e valori esclusivamente propri, purché fondamentali e irrinunciabili”, la sentenza in oggetto ha ritenuto pacifica l’applicazione del divieto posto dall’art. 12, sesto comma della l. n. 40 del 2004, sulla maternità surrogata, in quanto tale disposizione è di ordine pubblico.

Non può essere condiviso il ragionamento svolto dal giudice di secondo grado, nella parte in cui, pur riconoscendo nella previsione dell’art. 12, sesto comma della l. n. 40 del 2004, il punto d’incontro della tutela dei diversi interessi fondamentali, ha sostituito la propria valutazione a quella del legislatore, attribuendo la prevalenza all’interesse dei minori alla conservazione dello “status filiationis”, nonostante l’insussistenza di un rapporto biologico con il genitore intenzionale.

Da ultimo si deve affermare il seguente principio di diritto:

“Il riconoscimento dell’efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero con cui sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero mediante il ricorso alla maternità surrogata ed il genitore d’intenzione munito della cittadinanza italiana trova ostacolo nel divieto della surrogazione di maternità previsto dall’art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di valori fondamentali, quali la dignità umana della gestante e l’istituto dell’adozione; la tutela di tali valori, non irragionevolmente ritenuti prevalenti sull’interesse del minore, nell’ambito di un bilanciamento effettuato direttamente dal legislatore, al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione, non esclude peraltro la possibilità di conferire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l’adozione in casi particolari, prevista dall’art. 44, comma primo, lett. d), della l. n. 184 del 1983”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

Potrebbe interessarti

Questo sito utilizza cookie anche di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi