LA RETTIFICAZIONE DEL SESSO

Il Tribunale di Treviso, sez. I civile, con la sentenza n. 860 del 12 aprile 2017 ha stabilito che in caso di rettificazione del sesso, non è necessario il preventivo intervento chirurgico

Nel caso in cui si richieda la rettificazione del sesso presso l’Ufficio dell’Anagrafe, è necessario preventivamente sottoporsi ad un intervento chirurgico demolitorio dei caratteri sessuali originari?

Il caso:

Tizio aveva proposto innanzi al Tribunale di Treviso, azione per la rettificazione di attribuzione del sesso ex art. 1 della legge n. 164 del 14 aprile 1982, e contestualmente aveva richiesto l’autorizzazione al trattamento medico – chirurgico necessario ai fini dell’adeguamento dei caratteri sessuali primari da maschili a femminili.

Il soggetto in questione aveva prodotto al riguardo tutta la documentazione medica dalla quale si poteva evincere che lo stesso presentava una Disforia di Genere Primaria non secondaria a psicopatologia e che aveva iniziato l’assunzione di ormoni femminili. Inoltre, egli aveva precisato di essere celibe e di non avere figli.

La pronuncia:

Il Tribunale, conformandosi all’orientamento giurisprudenziale in materia, accolse la domanda dell’attore.

Nella sentenza, il giudice richiamò la pronuncia n. 221/15 della Corte Costituzionale, che dichiarando infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 1, della l. n. 164 del 1982, in riferimento agli articoli 2, 3, 32 e 117, primo comma Cost., e art. 8 CEDU aveva concluso che:

 “La mancanza di un riferimento testuale circa le modalità attraverso le quali si realizza la modificazione porta ad escludere la necessità, ai fini dell’accesso al percorso giudiziale della rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico, il quale costituisce solo una delle possibili tecniche per effettuare l’adeguamento dei caratteri sessuali”.

 In seguito si fa riferimento alla sentenza n. 15138/2015 della Corte di Cassazione che in merito ha statuito che:

 “Alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata e conforme alla giurisprudenza della CEDU, dell’art. 1 della legge n. 164 del 1982, nonché del successivo articolo 3 della medesima legge, attualmente confluito nell’art. 31, comma 4, del d.lgs. n. 150 del 2011, per ottenere la rettificazione del sesso nei registri dello stato civile deve ritenersi non obbligatorio l’intervento chirurgico demolitorio e/o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari. Invero, l’acquisizione di una nuova identità di genere può essere il frutto di un processo individuale che non ne postula la necessità, purché la serietà ed univocità del processo scelto e la compiutezza dell’apporto finale sia accertata, ove necessario, mediante rigorosi accertamenti tecnici in sede giudiziale”.

 Dott.ssa Benedetta Cacace


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