LA PRESCRIZIONE MATURATA NON SI ESTENDE AL COIMPUTATO CHE NON HA IMPUGNATO

La declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non opera in favore del coimputato concorrente nel medesimo reato non impugnante

Cassazione penale, SS.UU., sentenza n. 3391 del 24 gennaio 2018

L’effetto estintivo ex art. 587 del codice di procedura penale della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non opera in favore del coimputato concorrente nel medesimo reato non impugnante se detta causa estintiva è maturata dopo la irrevocabilità della sentenza emessa nei confronti del medesimo.

Tale è il principio espresso dalla Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, con la sent. 24 gennaio 2018 n. 3391.

L’intervento è stato richiesto dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, investita del ricorso del Procuratore Generale della Corte d’Appello di Napoli, che aveva impugnato la sentenza emessa dalla medesima Corte per aver dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato di furto e lesioni personali, commessi in concorso da due soggetti condannati in primo grado, non solamente nei riguardi del coimputato appellante, ma anche nei confronti del coimputato non appellante, già condannato con sentenza definitiva.

La Corte aveva ritenuto che il passaggio in giudicato della sentenza nei confronti del non impugnante non fosse di ostacolo all’estensione, nei suoi confronti, della declaratoria di estinzione dei reati per prescrizione, assumendo che l’unica condizione prevista dall’art. 587 c.p.p. per la preclusione dell’effetto estintivo dell’impugnazione sia la natura strettamente personale dei motivi di impugnazione.

Invece, il Procuratore Generale sosteneva che l’interpretazione adottata minerebbe la certezza del giudicato e creerebbe confusione nell’esecuzione.

La Quinta Sezione ha rimesso il ricorso alla Sezione Unite, evidenziando l’esistenza di un contrasto interpretativo sul punto

“Se l’effetto estintivo ex art. 587 c.p.p. della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione operi in favore del coimputato non impugnante anche nell’ipotesi in cui la causa di estinzione sia maturata dopo l’irrevocabilità della sentenza di condanna nei confronti dello stesso”.

Secondo un primo orientamento la declaratoria di estinzione del reato non può essere pronunciata anche nei confronti del coimputato non impugnante, se il giudicato di colpevolezza si è formato nei suoi confronti prima del verificarsi dell’atto estintivo.

Secondo un altro orientamento l’estensione, al coimputato non impugnante, della prescrizione del reato, per effetto dell’art. 587 c.p.p., si produce, in omaggio al principio del favor rei, anche ove detta causa estintiva sia maturata successivamente al passaggio in giudicato della sentenza nei suoi confronti, poiché l’unica condizione preclusiva all’effetto estintivo dell’impugnazione è costituita dalla natura strettamente personale del motivo di impugnazione della sentenza di condanna.

Le Sezioni Unite, preso atto del contrasto giurisprudenziale, hanno premesso alla risoluzione dello stesso una breve ricognizione della ratio sottesa ai due istituti rilevanti nella questione sottoposta al loro esame.

La prima si fonda sull’esigenza politica di soprassedere all’irrogazione di sanzioni penali dopo un certo lasso di tempo trascorso dalla commissione del fatto senza che si sia pervenuti ad una pronuncia nel merito del processo e risente inevitabilmente delle scelte personali compiute dall’imputato in ordine al comportamento processuale da seguire.

La seconda è dettata dall’esigenza di evitare disarmonie di trattamento tra soggetti in identica posizione.

L’estensione dell’impugnazione si presenta come rimedio straordinario, idoneo a revocare il giudicato in favore del non impugnante, allorquando il coimputato impugnante abbia avuto riconosciuto, in sede di giudizio concluso del gravame, un motivo non esclusivamente personale.

“L’effetto estensivo di cui all’art. 587 c.p.p. riguarda questioni o situazioni oggettive concernenti il processo, sostanzialmente uguali per tutti gli imputati coinvolti”.

“L’effetto estensivo della pronuncia di prescrizione non può riguardare chi ha rinunciato ad avvalersi dello scorrere del tempo in quanto l’opzione del coimputato impugnante di protrarre il procedimento configura una scelta processuale esclusivamente personale non collegata a vizio di procedura nel comune procedimento ovvero al merito della comune accusa”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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