LA LIQUIDAZIONE DELLE SPESE NON PUO’ SCENDERE AL DI SOTTO DEI MINIMI TARIFFARI


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La Corte di Cassazione Civile, Sez. VI – 2, con l’ordinanza n. 7780 del 10.04.2020 ha cassato con rinvio alla corte di appello di Perugia una sentenza con cui erano state liquidate le spese di lite notevolmente al di sotto dei minimi tariffari ed ha disposto che queste debbano essere riliquidate  e ove intenda scendere al di sotto dei minimi tariffari (pur sempre nel rispetto del limite del decoro della professione imposto dall’art. 2233 c.c.), comma 2, dovranno essere motivate specificamente sulle ragioni di tale decisione

Nella pratica dalla Corte territoriale erano stati liquidati per  compenso professionale Euro 210,00 (oltre accessori),  somma  immotivatamente al di sotto dei minimi imposti dal D.M. n. 55 del 2014.

Notano gli Ermellini che i sensi del decreto ministeriale n. 55/2014, i valori medi dello scaglione di riferimento,

“per i giudizi davanti alla corte di appello, sono di Euro 510 per la fase di studio, di Euro 510 per la fase introduttiva, di Euro 945 per la fase istruttoria e di Euro 810 per la fase decisoria, riducibili fino al 70% per la fase istruttoria e fino al 50% per le altre fasi alla stregua del medesimo D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 1;

che è opportuno precisare che, per la fase istruttoria, l’espressione, contenuta alla fine del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 1, “diminuzione di regola fino al 70%“, va interpretata, in conformità al suo chiaro tenore letterale, nel senso che la diminuzione applicabile sul valore medio può essere determinata in una percentuale non superiore al 70% del medesimo, ossia nel senso che l’importo minimo liquidabile corrisponde al 30% di tale valore medio; non già nel diverso senso che l’importo minimo liquidabile corrisponda al 70% del valore medio, ossia che la diminuzione applicabile sul valore medio non possa eccedere il 30% del medesimo (in termini, Cass. 7482/19);”

Con la pronuncia in commento la Corte ha rammentato che in tema di liquidazione delle spese processuali, ha già avuto più volte modo di precisare che

“ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 1, il giudice può scendere anche al di sotto o salire pure al di sopra dei limiti risultanti dall’applicazione delle massime percentuali di scostamento, purchè ne dia apposita e specifica motivazione (Cass. 11601/18; conf. Cass. 2386/17) e sempre nel rispetto del disposto dell’art. 2233 c.c., comma 2, il quale preclude di liquidare somme praticamente simboliche, non consone al decoro della professione (Cass. 30286/17).”

Pertanto la sentenza gravata è stata cassata con rinvio alla corte di appello di Perugia una sentenza con cui erano state liquidate le spese di lite notevolmente al di sotto dei minimi tariffari ed ha disposto che queste debbano essere riliquidate  e ove intenda scendere al di sotto dei minimi tariffari (pur sempre nel rispetto del limite del decoro della professione imposto dall’art. 2233 c.c.), comma 2, dovranno essere motivate specificamente sulle ragioni di tale decisione.

Avv. Tania Busetto

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