INTOSSICAZIONE ALIMENTARE – QUANDO RISPONDE IL SUPERMERCATO

Il supermercato risponde dell’intossicazione alimentare

Tribunale di La Spezia, sentenza n. 3 del 2019

Il caso di specie origina dalla richiesta di risarcimento dei danni subiti a causa di un’intossicazione alimentare conseguente alla consumazione di una torta acquistata dall’attore nel supermercato del convenuto, avente data di scadenza di diversi medi antecedenti rispetto alla data in cui era stata acquistata e consumata.

Il Giudice di Pace aveva accolto la domanda di risarcimento e condannato il supermercato al risarcimento dei danni subiti dal consumatore.

Il Tribunale, intervenuti sulla questione ha chiarito chenello specifico si verte in materia di responsabilità da prodotto difettoso; tale responsabilità ha natura presunta, e non oggettiva, in quanto prescinde dall’accertamento della colpevolezza del produttore.

Più nello specifico:

“la responsabilità del produttore ovvero del fornitore consegue alla mera utilizzazione del prodotto difettoso da parte della vittima con la conseguenza che legittimati a far valere la pretesa risarcitoria in forza di tale disciplina risultano tutti i soggetti che si sono trovati esposti, anche in maniera occasionale, al rischio derivante dal prodotto difettoso, riferendosi la tutela accordata all’utilizzatore in senso lato, e non esclusivamente al consumatore o all’utilizzatore non professionale”.

In materia di responsabilità da prodotto difettoso il danneggiato ha l’onere di provare il collegamento causale tra il difetto del prodotto ed il danno; l’attore aveva adeguatamente provato di aver accusato disturbi e dolori addominali subito dopo aver consumato la torta acquistata, scaduta da diversi mesi, sia mediante le disposizioni dei testi, sia attraverso la certificazione medica redatta dal proprio medico curante.

Pertanto il nesso causale tra l’ingestione della torta scaduta ed il malessere lamentato dal consumatore è provato e qualificato come “malattia veicolata da alimenti”.

Il nesso di causalità può quindi ritenersi comprovato secondo il principio del “più probabile che non”;

“in tema di responsabilità civile, applicati nella verifica del nesso causale tra la condotta illecita ed il danno i principi posti dagli articoli 40 e 41 del codice penale, fermo restando il diverso regime probatorio tra il processo penale, ove vige la regola della prova oltre il ragionevole dubbio, e quello civile, in cui opera la regola della preponderanza dell’evidenza o del più probabile che non, lo standard di c.d. certezza probabilistica in materia civile non può essere ancorato esclusivamente alla c.d. probabilità quantitativa della frequenza di un evento, che potrebbe anche mancare o essere inconferente, ma va verificato secondo la c.d. probabilità logica, nell’ambito degli elementi di conferma e, nel contempo, nell’esclusione di quelli alternativi, disponibili in relazione al caso concreto”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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