IL CANE ABBAIA IN CONTINUAZIONE?

Quando il continuo abbaiare dei cani integra il reato ex art. 659 c.p.?

Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza n. 17811 del 2019

Nel caso di specie l’imputata era ricorsa per l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado che l’aveva prosciolta dal reato di cui all’art. 659 c.p. perché non punibile per particolare tenuità del fatto.

L’articolo in questione punisce:

“Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro.

Si applica l’ammenda da 103 euro a 516 euro a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità”.

La donna aveva arrecato disturbo ai propri condomini a causa del continuo abbaiare e latrare dei suoi cani, e per tale motivo il Tribunale di primo grado aveva ritenuto la sussistenza del reato, basandosi anche sulle dichiarazioni rese dalla proprietaria dell’appartamento sottostante a quello dell’imputata e alle risultanze del consulente di parte che, aveva misurato le immissioni sonore, rilevando il superamento della soglia della normale tollerabilità.

Tuttavia, in considerazione della non abitualità del fatto e dell’esiguità del danno, i giudici avevano prosciolto l’imputata dal reato ex art. 131-bis c.p.

La Cassazione, in diverse pronunce ha chiarito che:

“Per la configurabilità del reato, è necessario che le emissioni sonore rumorose siano tali da travalicare i limiti della normale tollerabilità, in modo da recare pregiudizio alla tranquillità pubblica, e che i rumori prodotti siano, anche in relazione alla loro intensità, potenzialmente idonei a disturbare la quiete ed il riposo di un numero indeterminato di persone, ancorché non tutte siano state poi in concreto disturbate, sicché la relativa valutazione circa l’entità del fenomeno rumoroso si verifica, mentre sono irrilevanti e di per sé insufficienti le lamentele di una o più singole persone”.

Nel caso di specie non risultava che altre persone, oltre a quella offesa siano state disturbate dal continuo abbaiare e latrare dei cani.

Pertanto, si tratta di aspetti che non possono essere assorbiti nella valutazione di esiguità del danno o del pericolo, in quanto la non punibilità per particolare tenuità del fatto presuppone la consumazione del fatto tipico sotto ogni suo profilo.

Gli Ermellini sottolineano che in mancanza di disturbo al riposo e alle occupazioni di una serie indeterminata di persone, la condotta in esame non integra il reato ex art. 659 c.p. perché il fatto non è tipico.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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