AVVOCATI: NO ALL’AUTOMATICA COMPENSAZIONE TRA SOMME RISCOSSE E DOVUTE


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L’avvocato che abbia riscosso in nome e per conto del proprio cliente non è automaticamente autorizzato a compensare la somma con quella che avanza dal proprio cliente per l’attività espletata

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 25392 del 2019

Il caso di specie prende forma quando il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Nuoro venne a conoscenza di una richiesta di sequestro conservativo, sino alla concorrenza dell’importo di euro 500 mila, avanzata da un istituto di credito, nei confronti di un legale, a garanzia del recupero di somme che la Banca assumeva essere di propria competenza e trattenute indebitamente da parte del professionista.

Interpellato, il legale aveva dichiarato di essere titolare di un ingente credito per prestazioni professionali nei confronti della banca e che, all’esito della compensazione tra i reciproci controcrediti, le rispettive poste creditorie si erano azzerate.

Il Consiglio dell’Ordine, aveva deliberato l’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del legale, per la violazione del Codice Deontologico e nello specifico per aver trattenuto somme del cliente, senza essere stato da questo autorizzato a porre le stesse in compensazione con i crediti professionali da lui vantati.

Al termine del suddetto procedimento l’Ordine degli Avvocati, ritenendo accertate le responsabilità ascritte al professionista aveva irrogato al medesimo la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per un anno.

Le Sezioni Unite, intervenute per dirimere la questione hanno rammentato che, recentemente con la sentenza n. 5200 del 2019, queste hanno ribadito che

“l’avvocato che si appropri dell’importo dell’assegno emesso a favore del proprio assistito dalla controparte soccombente in un giudizio civile, omettendo di informare il cliente dell’esito del processo che lo aveva visto vittorioso e di restituirgli le somme di sua pertinenza, pone in essere una condotta connotata dalla continuità della violazione deontologica, destinata a protrarsi fino alla messa a disposizione del cliente delle somme di sua spettanza, sicché, ove tale comportamento persista fino alla decisione del Consiglio dell’ordine, non decorre la prescrizione di cui al R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 51”.

Pertanto, l’avvocato che si appropria delle cifre liquidate in favore del proprio cliente, al fine di compensare un credito vantato nei suoi confronti per le spese di assistenza legale, omettendo di informarlo e non restituendogli quanto di sua spettanza, pone in essere una condotta che viola il codice deontologico.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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