EXTRACOMUNITARI E ASSUNZIONE FITTIZIA PER FARGLI OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO?

Costituisce reato di favoreggiamento dell’immigrazione illegale nel territorio dello Stato assumere fittiziamente degli extracomunitari dietro corrispettivo per fargli ottenere il permesso di soggiorno

Corte di Cassazione, prima sezione penale, sentenza n.12748 del 2019 

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento ha chiarito che è reato assumere in maniera fittizia un extracomunitario, dietro corrispettivo, al fine di fargli ottenere il permesso di soggiorno.

Nel caso di specie, l’imputato, insieme ad altri, era stato condannato ex art. 416 c.p. per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nonché per aver falsificato la certificazione dei redditi e dei dati riguardanti i cittadini extracomunitari che erano stati inseriti in un portale dedicato, mediante la comunicazione obbligatoria di assunzione fatta pervenire alla competente Questura, al fine di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, facendoli apparire come regolarmente assunti da società inesistenti e non operative, in cambio di un compenso in denaro.

L’articolo 416 del codice penale prevede che:

“Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.

Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.

Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni.

La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.

Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601, 601 bis e 602, nonché all’articolo 12, comma 3 bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonché agli articoli 22, commi 3 e 4, e 22-bis, comma 1, della legge 1° aprile 1999, n. 91, si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma.

Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600 bis, 600 ter, 600 quater, 600 quater 1, 600 quinquies, 609 bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609 quater, 609 quinquies, 609 octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609 undecies, si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma”.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione, hanno dichiarato infondati i motivi di ricorso rammentando che secondo costante orientamento giurisprudenziale:

“in caso di fittizia assunzione di un lavoratore extracomunitario per fargli ottenere il permesso di soggiorno integra il reato di favoreggiamento dell’immigrazione illegale nel territorio dello Stato il fatto di chi avvii una pratica di assunzione di lavoratore straniero, dichiarando falsamente di voler costituire un rapporto di lavoro dipendente, ma avendo realmente come unico fine quello di trarre profitto illecito dal conseguimento del permesso di soggiorno da parte dello straniero stesso”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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