AFFIDAMENTO DEI FIGLI – MADRE TROPPO PERMISSIVA


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Madre troppo permissiva e poco presente? Il figlio deve essere affidato al padre più diligente

Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza n. 30191 del 2019

Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva rigettato il reclamo proposto dalla ricorrente, avverso il decreto emesso dal Tribunale per i minorenni con il quale era stato disposto il collocamento della figlia minorenne, in via preferenziale presso il padre.

La madre della minore, nel ricorrere in Cassazione lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 337 ter, primo e secondo comma, sul rilievo che il decreto impugnato ha attribuito un significato assolutamente incongruo alla nozione di interesse del minore, disapplicando il criterio di privilegiare la collocazione della minore presso la madre, anche a prescindere dalla modifica da parte di quest’ultima del luogo di residenza.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione, hanno dichiarato inammissibile il ricorso, rammentando in primo luogo che, secondo costante orientamento giurisprudenziale

“il giudizio prognostico che il giudice, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, deve operare circa le capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, va formulato tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore, fermo restando, in ogni caso, il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, i quali hanno il dovere di cooperare nella sua assistenza, educazione ed istruzione”.

Nel caso in esame il giudice di secondo grado  aveva fatto una corretta applicazione del principio sopra espresso decidendo di collocare la minore in via prevalente presso il padre, in grado di garantirle maggiore stabilità, e di darle quel senso di sicurezza e continuità fortemente minato dalla conflittualità genitoriale.

Tale decisione era stata presa in quanto il padre aveva adottato uno stile educativo più regolativo mentre la madre era molto permissiva e distante emotivamente, inoltre presso l’abitazione del padre era costante la presenza dei nonni paterni con cui la bambina aveva un ottimo rapporto.

Pertanto, non vi è alcun dubbio che la valutazione in ordine alla collocazione più idonea della minore spetti al giudice a quo nell’ambito del giudizio di fatto allo stesso riservato.

Dott.ssa Benedetta Cacace

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