SI PROCEDE D’UFFICIO SE IL GENITORE ABUSA SESSUALMENTE DELLA FIGLIA MAGGIORENNE

L’articolo 609-septies, comma 4 n. 2) deve essere interpretato distinguendo i rapporti di affidamento in base alla loro natura, e ritenendo che non necessiti la querela per i reati commessi dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente e dal tutore, anche nei confronti del maggiorenne, diversamente da quelli commessi da persona cui il soggetto passivo è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia o che abbia con esso un relazione di convivenza, che sono procedibili d’ufficio solo se la vittima è un minore

Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza n. 14021 del 2019

È procedibile d’ufficio l’abuso sessuale commesso dal genitore in danno della figlia maggiorenne?

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento è intervenuta per chiarire tale annosa questione.

Nel caso di specie l’imputato era ricorso in cassazione ritenendo che quanto ai reati commessi in danno di figlio maggiorenne, vi era comunque la necessità di presentazione della querela, cosa non avvenuta nel caso di specie.

Il ricorso è inammissibile, e proprio la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45391 del 2005 ha chiarito che

“il reato di violenza sessuale è procedibile d’ufficio, ove commesso dal genitore o dal tutore, anche se la vittima dell’abuso è maggiorenne, anche perché le condotte di abuso o di violenza creano in tale soggetto una condizione di soggezione rispetto all’agente in grado di annullare la reazione e l’autodeterminazione della vittima del reato sessuale”.

Il legislatore, già con il codice penale anteriore alla L. 15 febbraio 1996 n. 66 prevedeva la procedibilità d’ufficio nel caso in cui la violenza fosse stata compiuta dal genitore o dal tutore, o da un pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio. Successivamente al 1996 il legislatore aveva ancor di più ampliato la procedibilità d’ufficio anche ai casi nei quali i fatti fossero stati commessi

“dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore, ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia”.

Recentemente la Cassazione ha ribadito come non possa non rilevarsi sul piano logico come il ritenere che la previsione di cui al n. 2 dell’art. 607-septies c.p. concerna solamente i casi di delitti commessi in danno di minori, porta a configurare detta previsione come una duplicazione di quanto già enunciato al precedente n. 1, che prevede la procedibilità d’ufficio nel caso in cui il fatto venga commesso ai danni di soggetti minorenni.

La procedibilità d’ufficio è costituita dalla particolare condizione di soggezione psicologica o di condizionamento che la vittima subisce all’interno delle relazioni enunciate dalla norma di riferimento; per tale motivo non si vede per quale motivo non debbano ritenersi ricompresi in tale ambito di tutela anche i soggetti maggiorenni, che come i minori degli anni 18 possono subire anch’essi uguali condizionamenti da parte del soggetto che si trova in una posizione di supremazia in quanto facente parte di una relazione parentale o para-parentale.

Per quanto riguarda invece i rapporti instaurati per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza e custodia o convivenza, che fuoriescono dalla prima parte della norma, avendo una dipendenza temporanea e limitata nel tempo, il legislatore ha previsto che la vittima possa essere esclusivamente un soggetto minore degli anni 18.

Pertanto, sulla base di quanto appena esposto, l’articolo 609-septies, comma 4 n. 2) deve essere interpretato distinguendo i rapporti di affidamento in base alla loro natura, e ritenendo che non necessiti la querela per i reati commessi

“dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente e dal tutore, anche nei confronti del maggiorenne, diversamente da quelli commessi da persona cui il soggetto passivo è affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia o che abbia con esso un relazione di convivenza, che sono procedibili d’ufficio solo se la vittima è un minore”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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