SENTENZA E RELATA PRIVE DI CONFORMITA’? RICORSO IN CASSAZIONE IMPROCEDIBILE

La Corte di Cassazione Civile, sez. III, con la sentenza n. 26520 del 9 novembre 2017 ha stabilito che il ricorso in Cassazione è improcedibile se la sentenza e la relata sono prive della conformità

Il provvedimento contro il quale il difensore aveva proposto ricorso per Cassazione, era stato a quest’ultimo notificato non tramite UNEP ma tramite PEC, in base alla legge n. 53/94.

La sesta sezione della Cassazione, con l’ordinanza n. 6657 del 15 marzo 2017 si era pronunciata per la prima volta su una questione analoga, ed anche in quel caso aveva dichiarato l’improcedibilità del ricorso, dato che la copia allegata dal ricorrente, anche se recava in calce la relazione di notifica a mezzo PEC, era priva di qualsiasi attestazione di conformità all’originale.

L’articolo 9, comma 1 ter della legge n. 53/94 dispone che:

“In tutti i casi in cui l’avvocato debba fornire prova della notificazione e non sia possibile fornirla con modalità telematiche, procede ai sensi del comma 1-bis”,

il quale a sua volta stabilisce che:

“Qualora non sia possibile procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato a norma dell’articolo 3-bis, l’avvocato estrae copia su supporto analogo del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”.

Ad oggi, anche se non vi è nel nostro ordinamento una norma che conferisce, con assoluta certezza, al difensore il potere di attestare la conformità della notifica PEC quando questa sia stata da lui ricevuta, alla luce delle decisioni dei giudici di Cassazione, con l’ ordinanza n. 6657 del 15 marzo 2017 e la sentenza n. 17450 del 14 luglio 2017, sembra non possa negarsi un’interpretazione estensiva dell’art. 9 comma 1 ter l. n. 53/94.

V. anche

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La Terza Sezione della Cassazione, con la decisione in oggetto, dichiara improcedibile il ricorso per Cassazione ex art. 369 comma 2 n. 2 c.p.c., non risultando agli atti del giudizio il deposito della copia autentica della decisione impugnata con la relazione di notificazione.

I giudici, dopo aver sottolineato che:

“Il grado di merito si è svolto nelle forme del processo civile telematico, mentre nel giudizio di cassazione il deposito ex art. 369 c.p.c. non può che avere ad oggetto documenti in formato analogico, poiché l’applicabilità della disciplina del processo telematico nel grado di legittimità è limitata alle sole comunicazioni e notificazioni da parte delle cancellerie delle sezioni civili”.

Ritengono che debba applicarsi

“il D.L. 18 ottobre 2012 n. 179, art. 16-bis comma 9-bis convertito, con le modificazioni, della L. 17 dicembre 2012, n. 221, e successive modificazioni, il quale prevede che il difensore può estrarre copia analogica degli atti processuali e dei provvedimenti giudiziari redatti in formato digitale, attestandone personalmente la conformità della copia al corrispondente atto contenuto nel fascicolo informatico. Le copie così realizzate, munite della predetta attestazione di conformità, equivalgono all’originale”.

Detto ciò, la Cassazione ritiene che:

“L’onere imposto dall’art. 369 c.p.c. doveva essere adempiuto mediante il deposito di una copia cartacea della sentenza impugnata, asseverata dallo stesso difensore dei ricorrenti come conforme all’originale digitale presente nel fascicolo informatico”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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