PRESCRIZIONE QUINQUIENNALE PER I CONTRIBUTI DELLE CASSE PRIVATIZZATE

Secondo costante orientamento giurisprudenziale alle contribuzioni dovute alle casse di previdenza privatizzate dei liberi professionisti si deve applicare la nuova disciplina della prescrizione quinquennale ex art. 3 della l. n. 335 del 1995

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 13639 del 2019

La vicenda in questione origina dall’invio di una cartella esattoriale per il pagamento di un credito della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, riguardante sanzioni e contributi non versati da un avvocato.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano accolto l’opposizione dell’avvocato, ritenendo intervenuta la prescrizione della pretesa creditoria azionata dalla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense e, avevano rilevato che l’appellato si era cancellato dall’albo professionale degli avvocati nell’anno 2000.

Nello specifico era emerso che la Cassa Forense aveva comunicato nel 1999 i dati reddituali relativi all’anno 1989 qualificati come professionali e solamente con l’invio di una lettera nel 2008 si faceva riferimento al fatto che in base ad un controllo incrociato era emerso il superamento dei limiti fissati dal Comitato dei Delegati per l’obbligatorietà dell’iscrizione alla Cassa Forense e pertanto era stata deliberata la sua iscrizione a far fata dal 1989 sino al 2000 data di cancellazione.

I giudici rilevano che tra la data dell’atto introduttivo della prescrizione del 1999 e la lettera del 2008 erano intercorsi più di 5 anni e quindi il credito in oggetto doveva ritenersi prescritto.

Dal canto suo la Cassa Forense evidenzia come l’avvocato non avesse provveduto ad inviare il c.d. “modello 5” per il periodo tra il 1989 ed il 2000, riguardante la comunicazione dei redditi, pertanto non essendo stata data alcuna comunicazione dei redditi professionali, non poteva decorrere il termine di prescrizione decennale ex art. 19 della L. n. 576 del 1980, e di conseguenza il credito contributivo continuava a persistere.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione, hanno rammentato che secondo costante orientamento giurisprudenziale alle contribuzioni dovute alle casse di previdenza privatizzate dei liberi professionisti si deve applicare la nuova disciplina della prescrizione quinquennale ex art. 3 della l. n. 335 del 1995.

Detto ciò si deve rilevare che il primo atto interruttivo risaliva al 1999, quando la Cassa Forense aveva richiesto formalmente il pagamento dei contributi omessi in relazione all’annualità del 1989; inoltre la cancellazione dell’albo era avvenuta nel 2000 e solamente la comunicazione dei dati reddituali ex art. 17 e 23 della l. n. 576 del 1980 poteva far decorrere la prescrizione, come previsto dal secondo comma dell’art. 19 della legge sopra citata.

Da quanto sopra esposto emerge che sono corrette le decisioni dei giudici di merito essendo intervenuta la prescrizione quinquennale, essendo tardiva la lettera invita al legale rispetto all’ultimo atto interruttivo utile risalente a quasi un decennio prima.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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