PECULATO: QUANDO IL VOLONTARIO RUBA I BENI (NELLA FATTISPECIE ANIMALI) DELL’ENTE

Se il volontario ruba i beni (nella fattispecie animali) dell’ente commette peculato

Cassazione penale, sez. VI, sentenza n. 594 del 10 gennaio 2018

Commette peculato il volontario dell’ente che si appropria di animali cedendoli e vendendoli ai terzi, in quanto sono considerati come patrimonio pubblico.

Ciò è quanto emerge dalla sentenza della Sesta Sezione della Corte di Cassazione del 10 gennaio 2018 n. 594.

Il caso riguardava un volontario dell’amministrazione provinciale, condannato ad 1 anno e 10 mesi di detenzione, per essersi appropriato di animali catturati, ritenuti come patrimonio pubblico che l’uomo avrebbe dovuto consegnare alla Provincia.

L’uomo era ricorso in Cassazione, lamentando, la violazione di norma penale ed extrapenale, nonché carenza contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla qualifica soggettiva di incaricato di un pubblico servizio, riconosciutagli anche se solo esecutore materiale di compiti del concessionario, posti in essere a titolo gratuito.

L’attività del soggetto è da ricondurre, a quella dell’incaricato di un pubblico servizio, con attività direttamente regolamentata da legge statale e regionale, dal rapporto instaurato con la provincia, non essendo determinante la necessità di un rapporto di dipendenza.

L’articolo 358 del codice penale, ricollega la qualifica non al rapporto di dipendenza tra il soggetto e l’ente pubblico, ma a caratteri oggettivi propri dell’attività concretamente esercitata dall’agente, con conseguente sufficienza in ordine alla verifica dei singoli momenti in cui essa si attua, in ognuno dei quali può ravvisarci la connotazione corrispondente al potere in concreto esercitato, essendo irrilevanti ulteriori connotazioni dell’attività esercitata con finalità e caratteristiche simili.

Pertanto, deve ritenersi il carattere alternativo e non cumulativo dei criteri di identificazione contenuti nel secondo comma dell’art. 358 del codice penale, che rinvia all’attività prestata con le forme della pubblica funzione per come definita dall’art. 357, comma 2 c.p..

L’attività risulta disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autorizzativi.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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