LA PETULANZA DEL VENDITORE CONFIGURA IL REATO DI MOLESTIE

Quando la condotta dei venditori ambulanti configura il reato di cui all’art. 660 c.p.?

Corte di Cassazione, prima sezione penale, sentenza n. 35718 del 2018

Prima di rispondere a tale domanda analizziamo la norma di riferimento:

L’art. 660 c.p. in materia di molestie dispone che:

“Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro”.

La vicenda giudiziaria

Nel caso in questione, due uomini, per petulanza o per altri biasimevoli motivi avevano recato molestia ad una donna, intenta a prelevare del denaro ad uno sportello bancomat, nel tentativo di convincerla in maniera pressante ed impertinente ad acquistare i profumi che vendevano. Questi avevano cessato la loro insistenza solamente quando la donna aveva raggiunto l’auto con a bordo il marito.

Secondo costante orientamento giurisprudenziale, la deposizione della persona offesa dal reato può essere anche da sola assunta come fonte di prova, nel caso in cui sia ritenuta oggettivamente e soggettivamente credibile, non richiedendo necessariamente nemmeno riscontri esterni, se non sussistano situazioni che inducano a dubitare della sua attendibilità.

La decisione della Corte

Gli imputati non si erano solamente limitati a reiterare la già rifiutata offerta di vendita del loro prodotto, ma avevano rincorso e tallonato la donna fino alla vettura del marito. Per tali ragioni, il loro comportamento deve essere definito come pressante, indiscreto ed impertinente, ovverosia petulante.

Nella fattispecie incriminatrice in esame, la petulanza costituisce una modalità della condotta prima ancora che un atteggiamento soggettivo, sicché è principio consolidato che, nel caso in cui la condotta sia obiettivamente petulante, è sufficiente ad integrare il reato la circostanza che l’agente sia consapevole di tale suo modo di fare, non rilevando la pulsione che lo muove.

Per tali motivi, il ricorso presentato dagli imputati è inammissibile.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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