QUANTI ANIMALI POSSO TENERE IN APPARTAMENTO?


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Vi è un numero massimo di animali che si può detenere in appartamento?

Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza n. 1510 del 2019

Nel caso di specie, il Tribunale aveva condannato l’imputata per il reato ex art. 727 c.p. in quanto deteneva nel proprio appartamento 33 gatti, in pessime condizioni igienico-sanitarie ed in stato di evidente sovraffollamento, incompatibile con la loro natura.

L’articolo 727 c.p. dispone che:

“Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.

Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.

Nell’adire la Cassazione la ricorrente sostiene che il Tribunale aveva tratto le condizioni ambientali in cui i gatti vivevano, attraverso una sorta di automatismo argomentativo, ritenendo che questi patissero sofferenze senza verificare come di fatto era la reale situazione.

Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla ricorrente, in quanto i motivi di ricorso si espongono sostanzialmente in censure puramente contestative le quali si risolvono in una mera rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata, sulla base di diversi parametri di ricostruzione e valutazione, pertanto precluse in sede di giudizio di cassazione.

Secondo costante orientamento giurisprudenziale, espresso con le sentenza n. 23308 del 2014 e n. 46979 del 2015:

“Sono inammissibili, per violazione del principio di autosufficienza e per genericità, quei motivi che, deducendo il vizio di manifesta illogicità o di contraddittorietà della motivazione, riportano meri stralci di singoli brani di prove dichiarative, estrapolati dal complessivo contenuto dell’atto processuale al fine di trarre rafforzamento dell’indebita frantumazione dei contenuti probatori o, invece procedono ad allegare in blocco ed indistintamente le trascrizioni degli atti processuali, postulandone la integrale lettura da parte della Suprema Corte”.

Inoltre, nello specifico si deve ribadire, come più volte affermato da questa Corte, che la detenzione di animali integrante la fattispecie di cui all’art. 727 c.p., costituendo reato, rientra nell’ipotesi di cui all’art. 240, secondo comma n. 2 del codice penale.

L’articolo in questione dispone quanto segue:

“Nel caso di condanna, il giudice può ordinare la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto.

È sempre ordinata la confisca:

1) delle cose che costituiscono il prezzo del reato;

1-bis) dei beni e degli strumenti informatici o telematici che risultino essere stati in tutto o in parte utilizzati per la commissione dei reati di cui agli articoli 615 ter, 615 quater, 615 quinquies, 617 bis, 617 ter, 617 quater, 617 quinquies, 617 sexies, 635 bis, 635 ter, 635 quater, 635 quinquies, 640 ter e 640 quinquies nonché dei beni che ne costituiscono il profitto o il prodotto ovvero di somme di denaro, beni o altre utilità di cui il colpevole ha la disponibilità per un valore corrispondente a tale profitto o prodotto, se non è possibile eseguire la confisca del profitto o del prodotto diretti;

2) delle cose, la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione e l’alienazione delle quali costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna.

Le disposizioni della prima parte e dei numeri 1 e 1-bis del capoverso precedente non si applicano se la cosa appartiene a persona estranea al reato. La disposizione del numero 1-bis del capoverso precedente si applica anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale”.

Dott.ssa Benedetta Cacace


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